Wolfgang Amadeus Mozart – Sinfonia n. 41 in do maggiore “Jupiter”, K551: Molto Allegro – Guida all’ascolto

Mozart_Sinfonia-41-K551_Molto-allegroIl finale della Sinfonia n. 41 in do maggiore Jupiter, K551 di Wolfgang Amadeus Mozart, Molto Allegro è un impressionante movimento di sonata in 2/2 trattato come un fugato dal carattere frenetico, brillante e pieno di virtuosismo: questo finale, da solo, giustificherebbe il soprannome Jupiter, dato a questa sinfonia.

Prima di tutto per la sua complessità che … spiazza, anche se tutto è chiaro, esposto con una logica rigorosa, simile a quella che fa tutta la forza del finale del primo dei sei quartetti che Mozart dedica ad Haydn.

Lo spirito di questo finale è classico per l’equilibrio della sua costruzione e l’eleganza dei suoi temi, ma nello stesso tempo è barocco per il suo contrappunto ereditato da J. S. Bach: qui praticamente troviamo una nuova forma sonata con delle sezioni fugate al suo interno.

Il tema principale (A) viene annunciato dai violini primi: siamo al minuto 31:19 del nostro video: esso è composto da quattro note lunghe (semibrevi) e molto melodiche, che erano state già annunciate nel Trio del terzo movimento.

Il principio di avere dei temi comuni da un movimento all’altro si incontra soprattutto nelle opere della fine del XIX secolo (come in César Franck ad esempio o nella sonata in si minore per pianoforte di Franz Liszt), che per questo motivo prendono il nome di opere cicliche.

Beethoven usa questo procedimento all’inizio del quarto movimento della sua nona sinfonia, dove fa una specie di breve riassunto dei temi dei tre movimenti precedenti.

Ma questa prassi all’epoca di Mozart è quantomai rara.

Un tema B compare a 31:33 proposto all’unisono dagli archi, oboi e fagotti: un ritmo puntato all’inizio a cui segue una discesa che copre tutta la scala.

A 31:46 ritorna il primo tema trattato ora a mo’ di fuga alla fine della quale, sulla proposta del tema da parte dei fiati, compare un motivo secondario (a 32:03) affidato sempre ai violini primi.

Infine troviamo il terzo tema (C) in sol a 32:19, affidato ai violini primi: tre minime per salti seguite da una (quasi) scala discendente.

Esso è il più cantabile dei tre e qui i legni rispondono agli archi con una disinvoltura molto spontanea, quasi impulsiva.

La conclusione di questa prima parte, molto lontana dall’avere una cadenza evidente, lascia oboi e fagotti mormorare il tema B.

Lo sviluppo, a 35:39, è, anch’esso, molto animato, anche se piuttosto breve: comincia con il tema A leggermente modificato che è ora armonizzato dai violini secondi e dalle viole in sol minore.

Questo fa tornare l’atmosfera oscura dei conflitti e le modulazioni in sol minore, appunto, e in la minore non fanno altro che rinforzare l’inquietudine: il tema B passa in modo feroce tra le famiglie degli strumenti e viene presentato sia nella sua versione originale che nella sua versione invertita, cioè con la scala che va verso l’alto.

Il tutto passando per tonalità estremamente variabili e inattese.

Ma con la modulazione verso si maggiore, la gioia è di nuovo presente con la ripresa, a 36:39, attesa questa volta, del primo tema nella sua forma iniziale, primo tema che, dalla sua seconda esposizione, dà luogo ad un superbo passaggio fugato.

Questa ripresa, comunque, si innesta tranquillamente nello spirito dello sviluppo in quanto il tema A viene ripetuto ogni volta partendo da una nota più acuta prima e più grave poi.

A 37:01 ritroviamo poi il motivo secondario, seguito dal tema B a 37:07 e dal tema C a 37:15 mescolandosi e combinandosi tra di loro con una maestria incredibile.

A 38:29 Mozart inserisce stranamente e inusualmente un ritornello che ripropone lo sviluppo e la ripresa, allargando in questo modo le dimensioni di questo movimento.

A 41:17 inizia una coda magistrale nella quale un contrappunto di rara perfezione porta al suo apice la forza che anima ogni tema e fa vibrare tutto il movimento.

Wolfgang Amadeus Mozart: Sinfonia n. 41 in do maggiore “Jupiter”, K 551 – Partitura

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