Wolfgang Amadeus Mozart – Grande Messa in Do minore K 427 (K. 417 a): Sanctus e Benedictus – Guida all’ascolto

Mozart_Grande-Messa-K427-Sanctus-BenedictusNel Sanctus della Grande Messa in do minore K 427 (K 417a) di Wolfgang Amadeus Mozart un doppio coro propone, in un tempo Largo e solenne, una melodica che esprime la gloria e la maestà di Dio Onnipotente.

È un’ascesa continua, che inizia con tre proposte intense e vigorose della parola Sanctus e che, come una marea, porta alla celebrazione della magnificenza del Signore dell’universo (ci troviamo esattamente a 49:09 del nostro video).

Lo straordinario crescendo (Mozart non ha mai usato in un Sanctus una così grande ricchezza di voci e strumenti, una tale varietà di colori, suoni e ritmi), che culmina nell’imponente “pieni sunt coeli et terra gloria tua“, e l’Hosanna formano un dittico come nelle due ultime parti del Gloria.

L’Hosanna successivo, invece, a 50:41, ha tutto un altro carattere.

La doppia fuga che Mozart usa qui, di grande qualità, molto sviluppata e con un contrappunto molto incalzante, ha un carattere diverso da quella usata nel Cum Sancto Spiritu precedente: è una vera esplosione di gioia dove la schiera degli angeli lodano Dio.

E qui si sentono ancora Bach ed Haëndel.

Fin dall’inizio del Benedictus, a 52:23, l’orchestra attacca la melodia dall’alto per poi piegarsi, cosa che si ripete con l’entrata dei solisti: ritorna una certa intimità, dapprima con oboe, fagotto e corno su un sottofondo vellutato degli archi e poi con il quartetto dei solisti.

Qui Mozart non ci propone melodie gradevoli ma piuttosto un contrappunto rigido e rude con modulazioni alle tonalità minori facendoci immergere in un clima agitato e inquieto: in questo momento prevale di più l’uomo, la terra e i quattro solisti sembrano guardare il Cristo uomo che entra a Gerusalemme.

Ma a 56:27 l’orchestra, come alla fine dell’esposizione, riprende senza sosta le semicrome, e presto ad essa si aggiunge il doppio coro dell’Hosanna, a 56:38, in cui viene ripresa l’ultima parte della fuga, ma ora più gioiosa e grandiosa.

Mozart, e lui solo, è interamente in queste pagine di grande intensità: troviamo infatti l’espressione di una devozione raccolta davanti al mistero, tradotta con una maestosità musicale che è in perfetto accordo con la liturgia.

Qui non c’è fine, come il desiderio di infinito che non ha fine.

Wolfgang Amadeus Mozart: Grande Messa in Do minore K 427 (K 417 a) – Partitura

Wolfgang Amadeus Mozart: Grande Messa in Do minore K 427 (K 417 a) – Testo (Messale in latino con traduzione in italiano)

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