Sergei Rachmaninov: L’isola dei morti – Guida all’ascolto

Rachmaninov_IsolaDeiMortiLa prima parte del poema sinfonico L’isola dei morti, op. 29 di Sergei Rachmaninov è cupa e angosciante.

Ecco il video che ho scelto per fare questa guida all’ascolto.

L’inizio, nella regione grave degli archi, dei fiati e dell’arpa, con un ritmo implacabile di 5/8, evoca il movimento ripetitivo dei remi di Caronte che porta l’anima del morto, attraverso il fiume Stige, verso l’isola dei morti, mentre i pedali suggeriscono la calma della scena.

L’incipit del Dies irae gregoriano, sequenza della liturgia cristiana cattolica la cui melodia è formata da piccoli intervalli (brano tanto caro al compositore al punto che lo userà anche in altre sue opere), si fa sentire qui e là: Rachmaninov qui non lo cita mai per intero ma usa solo un breve inciso al fine di accentuare la sensazione di atmosfera fatale.

L’atmosfera lugubre evolve verso un’angoscia più nervosa (cromatismi, crescendo, …), la tensione cresce mentre continua il dondolio ossessivo della barca.

La parte centrale, Tranquillo, a 09:45, è la parte della speranza: la barca giunge in prossimità dell’ingresso dell’isola e il 5/8 lascia momentaneamente il posto ad un passaggio più lirico, romantico e appassionato.

Dopo qualche figurazione più leggera e serena degli archi e del clarinetto e un richiamo al Dies irae degli ottoni, i violini e il flauto, a 11:12 propongono un tema più luminoso, di marcata intensità espressiva (il “tema della vita”, lo definiva lo stesso Rachmaninov): sono i ricordi delle gioie della vita terrestre, una specie di “melodia continua” dove la passione si acuisce in una pagina orchestrale magnifica per trasparenza e intensità.

Ma tutto questo non dura a lungo: dopo un’ardua caduta, a 15:56 il Largo fa riascoltare, ripetuto lievemente, il Dies irae che si alterna con un ultimo richiamo del tema dell’episodio precedente prima di imporsi definitivamente: il tema iniziale, eterno, riparte per evocare la vittoria della morte.

Nella conclusione (a 18:32), si sente di nuovo il movimento dei remi dell’inizio: una volta depositata la bara nell’isola, il traghettatore prende il cammino del ritorno e l’opera si conclude nella stessa atmosfera di inesorabile tristezza dell’inizio.

Sergei Rachmaninov: L’isola dei morti, op. 29 – Partitura

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