Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 “Corale” – Introduzione

Sembra che il progetto di scrivere una sinfonia con coro abbia tentato lo spirito di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827) ben prima dell’inizio della composizione di questa Nona Sinfonia: già nel 1807, infatti, il musicista aveva pensato di concludere con un coro religioso la Sinfonia Pastorale, e alcune situazioni melodiche della Nona Sinfonia si trovano in un’opera come la Fantasia per pianoforte, orchestra e coro del 1808, opera che potrebbe anche essere considerata come un abbozzo della sinfonia stessa, dato che qui compare per la prima volta il tema musicale dell’Ode alla gioia (Ode an die Freude) di Friedrich von Schiller (1759 – 1805).

D’altra parte sappiamo che fin dal 1793 Beethoven aveva pensato di mettere in musica verso per verso l’Ode alla gioia, ispirandosi ad una versione del 1803 realizzata dallo stesso Schiller (di cui il musicista fece, nella Nona Sinfonia, un libero arrangiamento, utilizzando solo nove strofe senza rispettare la sequenza originale e aggiungendone tre scritte di proprio pugno): quest’ode corrispondeva agli ideali di libertà e di fraternità fra i popoli a cui lo stesso Beethoven aderiva.

Da qui la sua voglia di comporre un’opera all’altezza dello scritto del poeta.

Questa Sinfonia, poi, terminata più di dieci anni dopo l’Ottava, maturò nel tempo, con molte bozze scritte negli anni 1817-1818, e lungamente elaborata dal compositore.

I primi accenni appaiono già nel 1812, fra gli schizzi della Settima e dell’Ottava, lavori ai quali il compositore intendeva far seguire “una sinfonia in re minore”.

Sembra comunque che in questo periodo Beethoven stesse lavorando su due progetti distinti, una sinfonia classica, in re minore, per la Società Filarmonica di Londra ed un’altra nella quale doveva essere introdotto un brano corale su un testo tedesco ancora non definito.

Beethoven cominciò a stendere le idee tematiche principali dei primi movimenti tra il 1817 (nello stesso periodo della composizione della Sonata per pianoforte Hammerklavier) e i primi mesi del 1819 (quando Beethoven abbandonò la Nona per dedicarsi ad altre composizioni come la Missa Solemnis, le Sonate per pianoforte op. 109, 110, 111, le 33 Variazioni su un Walzer di Diabelli): a questi anni risalgono le seguenti annotazioni riguardo a un vago ma ambizioso progetto, sinfonico e corale nello stesso tempo:

Sinfonia al principio soltanto quattro voci …
Due violini, viola, violoncello, basso in mezzo forte, con altre voci e se possibile lasciare entrare man mano ogni altro strumento …
“Adagio cantico”, devoto canto religioso in una sinfonia negli antichi toni, testo di mitologia greca, “Cantique ecclesiastique” … “Alleluja” in un modo indipendente o come introduzione a una fuga.
Forse in questa seconda maniera l’intera sinfonia potrebbe essere caratterizzata con l’entrata delle voci nel Finale o già nell’Adagio
”.

Solo nell’estate del 1822 Beethoven riprese in mano il lavoro e la partitura sarà terminata solo nel febbraio 1824: subito prima, nel 1823, Beethoven terminò la Missa Solemnis alla quale possiamo legare senza problemi il finale della Nona.

La prima esecuzione, che fu un trionfo, ebbe luogo il 7 maggio 1824 a Vienna con la direzione del compositore stesso.

La partitura fu pubblicata nel 1826 da Schott, a Magonza, con la dedica “a Sua Maestà il re di Prussia Federico Guglielmo III”.

Il manoscritto, inviato al sovrano, fu conservato nella Biblioteca reale di Berlino.

L’orchestra, la più importante usata da Beethoven, è formata da 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 timpani e archi; a partire dal secondo movimento si aggiungono 3 tromboni; nel finale troviamo anche un ottavino, un controfagotto, triangolo, piatti e gran cassa (a partire da Alla marcia vivace).

Per quanto riguarda la parte vocale, nell’ultimo movimento troviamo un quartetto di solisti (soprano, contralto, tenore e basso) e un coro misto.

La durata di esecuzione è di circa un’ora e 10 minuti, di cui 25 almeno solo per il finale (più o meno la stessa lunghezza dell’intera Ottava Sinfonia).

I quattro movimenti che compongono l’opera sono:

  1. Allegro ma non troppo, un poco maestoso, che comincia piano, in modo (quasi) misterioso, finché non arriva il vigoroso tema principale, in re minore, proposto da tutta l’orchestra in fortissimo, mentre il secondo tema è rappresentato da tre motivi differenti.
    Qui non c’è la ripresa dell’esposizione che, quindi, sfocia direttamente in un grandioso sviluppo
  2. Molto vivace, è uno scherzo veloce in cui i timpani la fanno da … padroni.
    Il tema principale, in re minore, è presentato sotto forma di un fugato iniziale mentre il Presto centrale, in re maggiore, sostituisce il trio
  3. Adagio molto e cantabile, in si bemolle, è formato da due temi commoventi e da variazioni, in mezzo alle quali si trova, per due volte, un altro tema andante più tenero ed ottimista
  4. Presto. Allegro assai, il movimento più lungo, che vede l’introduzione delle voci, come ho detto sopra.

Osservando l’inizio di ogni movimento possiamo notare che le note dell’arpeggio discendente di due ottave di re minore (re – la – fa – re) viene riproposto come un incipit musicale, creando così unità negli elementi tematici dell’intera opera: discesa ritmata e scandita nel primo movimento, interrotta da pause di silenzio nel secondo, su una sola ottava nel terzo (anche se qui la tonalità principale è quella di si bemolle) e sotto forma di fanfara con crome raddoppiate e arpeggi interrotti nel ritornello del quarto.

Questa opera monumentale, spesso considerata come un grande capolavoro del repertorio occidentale e una delle più grandi sinfonie di tutti i tempi, nella quale Richard Wagner (1813 – 1883) vedeva “l’ultima delle sinfonie“, segnò una svolta decisiva in questo stile musicale.

Essa sorpassa il concetto della sinfonia classica, oltre che per le sue proporzioni e l’imponente organico usato, anche per il suo carattere drammatico e per la grandiosa architettura sonora, nella quale confluiscono elementi eterogenei che compongono un organismo unitario.

Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 “Corale” – Partitura

Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 “Corale” – Testo

Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 “Corale” – Guida all’ascolto

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