Ludwig van Beethoven – Sinfonia n. 7, op. 92: I. Poco sostenuto – Guida all’ascolto

Beethoven_Sinfonia7_Poco-sostenutoLa prima parte del primo movimento della Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven, il Poco sostenuto, non è altro che una lunga e maestosa introduzione lenta (la più lunga scritta da Beethoven), dove la melodia, le modulazioni, i disegni melodico-ritmici dell’orchestra attirano via via, l’interessa dell’ascoltatore.

Questa introduzione comincia con uno di questi effetti di strumentazione di cui Beethoven è un maestro (questo è il video che ho scelto per fare la guida all’ascolto).

L’orchestra intera, sostenuta dei timpani, propone un accordo forte e secco, lasciando da solo, nella pausa di silenzio successiva, un oboe la cui entrata, nascosta dall’attacco dell’orchestra, non si può sentire: esso propone la melodia con poche note tenute lunghe.

Ad esso si uniscono subito gli altri legni, mentre gli archi, a 00:39, propongono una scala ascendente tutta staccata e leggera (pianissimo), ma subito si aggiungono i fiati che, con un crescendo, portano ad un accordo fortissimo (a 00:56).

Su questa scala, che diminuisce lentamente, a 01:31 l’oboe ora propone una melodia delicata dal sapore pastorale che viene poi proposta dai violini primi con una variante iniziale a 01:54.

Ma l’orchestra prorompe di nuovo a 02:14, con il suo fortissimo, prima che la melodia agreste torni ancora, a 02:46.

E questa alternanza continua fino al fortissimo della Coda, alternanza di tensione e distensione.

Alla fine di questa introduzione, a 03:31, l’orchestrazione si dirada, il ritmo rallenta e la nota mi, dominante della tonalità di la maggiore (tonalità d’impianto della sinfonia), dopo aver modulato alle tonalità vicine, diventa il soggetto di un gioco di timbri fra i violini e i flauti.

Il mi va e viene, senza accompagnamento, per sei battute cambiando d’aspetto ogni volta che passa dai fiati agli archi.

Affidato, infine, definitivamente al flauto e all’oboe, questo mi serve a legare l’introduzione all’allegro successivo, il Vivace, diventando la prima nota del tema principale, il cui disegno ha una forma ritmica molto marcata che, passando poi nell’armonia, si riproduce sotto una grande quantità di aspetti diversi, senza mai fermare la sua marcia cadenzata fino alla fine.

E quando l’orecchio ormai ha ben percepito questa nota, quando l’attenzione dell’ascoltatore ormai è stata catturata ed egli è pronto a seguire quanto sta per succedere, allora Beethoven cambia il ritmo, che ora è basato su una nota puntata (croma puntata – semicroma – croma) ma che viene anticipato, come un accenno, alla fine della coda: la continuità nell’unità interessa tutti gli aspetti della forma che Beethoven sta componendo.

L’impiego di una formula ritmica ostinata non era mai stata impiegata con così grande abilità e in questo allegro spariscono tutti quegli elementi che la tradizione propone, ad esempio tra tema principale e temi secondari, oppure la classica forma di esposizione-sviluppo-ripresa che qui è assolutamente secondaria rispetto all’aspetto ritmico.

Con questa introduzione, quindi, Beethoven ci invita e ci preannuncia quanto succederà a breve, nel Vivace successivo.

Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 7, op. 92 – Partitura

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