Johannes Brahms: Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore, op. 83 – Introduzione

Eseguito per la prima volta il 9 ottobre 1881 in Ungheria, a Budapest (Pesti Nemzeti Magyar Szinház), con l’autore al pianoforte e con l’orchestra diretta da Sándor Erkel, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore, op. 83 del 1881 di Johannes Brahms (1833 – 1897) ottenne fin da subito un grande successo.

Frutto di tre anni di lavoro (i primi abbozzi sono dell’estate del 1878), senza dubbio questo Concerto è uno dei capolavori di Brahms e uno dei più grandi concerti di tutto il repertorio, sia per la sua qualità musicale sia per le sue dimensioni.

Qui solista e orchestra sono intimamente legati e dialogano insieme il modo espressivo in un crescendo profondamente romantico: c’è tra i due protagonisti un rapporto di grande sintonia e non un predominio dittatoriale da parte del solista, come invece richiedeva la consuetudine di quel periodo.

Esso inoltre, contrariamente alla norma, rompe con la tradizionale struttura tipica del genere ed è articolato in quattro movimenti invece dei canonici tre (anche per questo ha delle dimensioni superiori rispetto a qualsiasi altro concerto solistico precedente, tanto da essere forse il concerto più lungo di tutta la storia della musica), e il secondo tempo fa le funzioni dello Scherzo nella sinfonia:

  • Allegro non troppo in si bemolle maggiore
  • Allegro appassionato in re minore
  • Andante in si bemolle maggiore
  • Allegretto grazioso in si bemolle maggiore

Probabilmente proprio per questo, secondo alcuni critici più che un concerto, questo era una “sinfonia concertante” vera e propria con l’aggiunta del pianoforte solista.
Brahms aveva scritto in una lettera agli amici Elisabeth e Heinrich von Herzogenberg, il 7 luglio 1881:

Devo dirti che ho scritto un piccolo concerto per pianoforte, con un grazioso, piccolo Scherzo.
È in si bemolle; e benché questa sia un’ottima tonalità, temo di averla usata un po’ troppo spesso”.

Questo Scherzo, insolito in un’opera concertante, come ho detto sopra, è ripreso da quello che Brahms aveva progettato, per poi abbandonarlo, per il suo Concerto per violino del 1877.

E comunque quello che Brahms definisce come “piccolo concerto”, si rivelerà essere, invece, uno dei più difficili di tutto il repertorio concertistico correntemente eseguito (insieme al Secondo concerto di Prokof’ev e al Terzo concerto di Rachmaninov): l’esecutore, infatti, è confrontato ad alcune delle difficoltà più ardue che si conoscano nella letteratura pianistica, anche se il concerto è ben lontano dal tecnicismo gratuito e dal puro virtuosismo fine a se stesso.

Contrariamente al Primo concerto per pianoforte, che aveva sconcertato il pubblico, questo secondo concerto ebbe molto presto un’enorme risonanza: infatti (dopo la seconda esecuzione che ebbe luogo qualche giorno dopo la prima, il 22 novembre, a Stuttgart), Brahms fece una serie di esecuzioni nei paesi di lingua e cultura tedesca (Germania, Svizzera e Austria).

Esso fu pubblicato da Rieter-Biedermann di Lipsia e Winterthur nel 1882 ed è dedicato al “caro amico e maestro Eduard Marxsen”, che fu il suo insegnante di pianoforte durante gli studi giovanili di Brahms ad Amburgo.

L’organico strumentale prevede il pianoforte solista, 2 flauti (il secondo suona anche l’ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani e archi.

Johannes Brahms: Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore, op. 83 – Partitura

Johannes Brahms: Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore, op. 83 – Guida all’ascolto

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