Johann Sebastian Bach: Sei Concerti Brandeburghesi – Introduzione

JohannSebastianBachÈ nel marzo 1721, al ritorno da un viaggio ad Amburgo, più precisamente al centro del periodo di Köthen così importante per la sua produzione strumentale, che Johann Sebastian Bach (1685 – 1750) dedicò (con una dedica scritta in francese che, all’epoca, era la lingua usata alla corte di Berlino) ed inviò al margravio melomane Christian Ludwig di Brandeburgo, zio del re di Prussia Federico Guglielmo I, la versione definitiva di Sei Concerti per diversi strumenti la cui origine rimontava a qualche anno prima (la dicitura Brandeburghesi, quindi, è stata inserita in seguito dal musicologo tedesco Philipp Spitta in riferimento al destinatario dei Concerti).

Bach avevo incontrato il margravio durante un soggiorno a Berlino, probabilmente all’inizio del 1719.

A Christian Ludwig piacevano le sue opere anche se rinunciò a far eseguire i sei Concerti perché li giudicava troppo difficili, troppo ricchi per gli effettivi dell’orchestra della sua corte.

È possibile, quindi, visto il potere del destinatario, che questo invio abbia costituito, da parte di Bach, una celata candidatura per un posto a Berlino.

All’inizio i sei Concerti molto probabilmente non furono concepiti come appartenenti ad un gruppo e, nella lettera con la dedica, Bach non dice di averli composti appositamente per il margravio.

I vari organici strumentali usati corrispondevano a quelli di cui Bach disponeva a Köthen: in quel periodo Bach era Kapellmeister e il principe Leopold, che voleva incrementare le attività artistiche della sua corte, chiese a Bach di comporre soprattutto musica strumentale, grazie anche all’orchestra di (forse) 18 elementi di cui disponeva il compositore.

La sequenza originale dei sei Concerti, quindi, era completamente diversa dall’attuale: infatti Bach scrisse prima il Sesto Concerto, poi il Terzo, il Secondo, il Primo, il Quarto e, per concludere, il Quinto.

Se i Concerti n. 1, n. 3 e n. 6 usano dei cori strumentali di uguale importanza e non danno a nessuno strumento un ruolo principale se non in modo provvisorio e passeggero, i Concerti n. 2, n. 4 e n. 5 evocano, al contrario, una specie di piramide a tre piani:

  1. come base troviamo gli archi che fanno da ripieno
  2. sopra troviamo i solisti che fungono da concertino
  3. al di sopra di tutti un solista, preso tra i precedenti, ancora più importante ed agile (la tromba nel Concerto n. 2, il violino nel Concerto n. 4 e il clavicembalo nel Concerto n. 5, tanto che questo, grazie alla lunghissima cadenza per clavicembalo solo del primo movimento, è considerato comeil primo concerto per clavicembalo mai scritto).

Abbiamo qui, perciò,una specie di sintesi dell’arte musicale dei tempi di Bach, con i due principi fondamentali della disposizione degli ensemble non soltanto strumentali ma anche vocali dell’epoca barocca.

Possiamo quindi dire che ogni concerto è … un mondo a parte, a sé stante.

La varietà di strutture non è meno sorprendente con pezzi in stile italiano, francese o tedesco, moderno o antico.

Bach si impose sia come contrappuntista, sia come architetto ma anche come maestro per il quale la danza fu una ragione di vita e un formidabile stimolo: rese omaggio alla polacca e al minuetto, alla giga francese e italiana, alla sarabanda.

Nel finale del Concerto n. 4 questi tratti sono particolarmente sottili e inseparabili: qui troviamo la sonorità inimitabile del flauto e lo stile fugato con soggetto all’inizio danzante (prime due battute) poi sottoposto a tutte le combinazioni contrappuntistiche possibili.

L’atmosfera dei sei Concerti è in generale serena, affabile: il ritmo energico, i colori dei timbri e l’ispirazione contribuiscono allo sviluppo della polifonia, tanto che si potrebbe quasi sentire lo splendore e l’effervescenza della corte di Köthen.
Vi si può anche sentire il gusto e il piacere del compositore a scrivere per un gruppo strumentale ben formato.

Questi Concerti esprimono una vivacità e un’allegria che solo un genio  cosciente della sua maestria può avere e tradurre in musica: mestiere e ispirazione, logica di ferro e piacere di nuove esperienze si equilibrano bene in questi Concerti.

Johann Sebastian Bach – I 6 Concerti Brandeburghesi – Guida all’ascolto

One thought on “Johann Sebastian Bach: Sei Concerti Brandeburghesi – Introduzione

  1. tompollon said:

    Gran bel lavoro! Bello anche seguire la partitura grazie al link. Grazie!

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