Heinrich Schütz: Historia der Auferstehung Jesu Christi, op. 3 SWV 50 – Introduzione

HeinrichSchutzLa creazione della Storia della Resurrezione del compositore e organista tedesco Heinrich Schütz (1585 – 1672) si situa a metà tra l’influenza di Giovanni Gabrieli, con il quale egli lavorò a partire dal 1609, e le lezioni che apprese dall’insegnamento di Monteverdi (1628).

Ma più che a questi due compositori, quest’opera si rifà al genere dell’oratorio.

Ventitré anni dopo la Rappresentazione di anima et di corpo di Cavalieri Schütz dà alla Germania il suo primo oratorio.

Tuttavia, la concezione moderna degli italiani nella messa in musica di un testo religioso dai contorni drammatici, qui è attenuata da qualche costruzione più antica, arcaica.

Il legame con il passato appare soprattutto nella costruzione della parte dell’evangelista: essa è concepita nel primo modo gregoriano (re autentico) e prende in prestito la sua costruzione melodica dal canto piano.

Su questo punto Schütz sembra seguire l’esempio di uno dei suoi predecessori, Antonio Scandello (1517 – 1580), ex-maestro di cappella di Dresda.

Quest’ultimo aveva composto una Resurrectio Domini nostri Jesu Christi che potrebbe essere la prima opera musicale su questo soggetto.

Una delle sue caratteristiche è di avere una parte recitativa simile a quella usata da Schütz, a tal punto che diversi passaggi dell’opera di quest’ultimo sembrano essere presi in prestito dall’opera di Scandello.

Questa Resurrectio del XVI secolo era stata pubblicata nel 1612, con una riedizione nel 1621.

Schütz la diresse diverse volte in quanto questa era sempre presente nei programmi delle cerimonie pasquali di Dresda, quando Schütz prese le sue funzioni in questa città: questo fino al 1623, quando la Storia della Resurrezione prese il sopravvento.

Schütz da’ numerose indicazioni relative all’esecuzione.

La partitura, apparsa nel 1623, comporta un testo aggiunto che serve da prefazio: qui si dice che la storia prende un altro sapore quando “non si vede l’evangelista e gli altri personaggi sono nascosti o cose di questo genere” (si sa che Schütz era un esperto della musica invisibile: a Copenaghen spesso i musicisti venivano messi in una fossa completamente ricoperta, ma nella quale erano state fatte delle aperture. In questo modo il suono riempiva una stanza … vuota di musicisti, ottenendo così un effetto sorprendente che meraviglia l’ascoltatore).

Altre informazioni inserite da Schütz riguardano l’accompagnamento: il musicista ci dice che l’organo potrà sostenere e accompagnare l’historicus, anche se è preferibile sostituire ad esso un quartetto di viole.

Dice anche che qualche strumentista potrà ornare la sua parte a proprio piacimento e gusto ed aggiungere delle diminuzioni non scritte.

Un’altra particolarità di questo oratorio sta nel trattamento a due voci del ruolo di Cristo (contralto e tenore) e di quello di Maria Maddalena (soprano I e II): probabilmente questo è un arcaismo legato alla concezione del mottetto.

Schütz spiega nella sua prefazione che l’esecuzione dei due ruoli può essere fatta secondo tre forme:

  1. le due parti sono cantate
  2. una sola parte è cantata mentre l’altra è suonata con uno strumento
  3. una delle due parti viene soppressa.

Il testo, una compilation dei quattro vangeli (cosa che si trova già in Scandello), narra i principali episodi della Resurrezione.

Heinrich Schütz: Historia der Auferstehung Jesu Christi, op. 3 SWV 50 – Partitura

Heinrich Schütz: Historia der Auferstehung Jesu Christi, op. 3 SWV 50 – Guida all’ascolto

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