Heinrich Schütz: Historia der Auferstehung Jesu Christi, op. 3 SWV 50 – Guida all’ascolto

Schutz_Historia-der-Auferstehung-Jesu-ChristiCiao,

questa guida all’ascolto è un po’ diversa da tutte le altre, in quanto ho cercato di raggruppare gli elementi vocali dell’oratorio (i cori, l’Evangelista, gli altri personaggi), piuttosto che fare una guida passo passo.

Purtroppo non ho trovato la traduzione in italiano del testo.

Due cori racchiudono l’Historia der Auferstehung Jesu Christi di Heinrich Schütz: tutte e due rappresentano il tributo pagato all’arte polifonica di Orlando di Lasso con una grande differenza: la presenza del bassus generalis, cioè del basso numerato che è affidato all’organo.

Il primo di questi due cori comprende sei voci: cantus (soprano I), sextus (soprano II), altus, tenor, quintus (tenore II) e bassus.

Come succede di solito in questo genere di opera, il testo serve da titolo: “La resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo come ce l’hanno descritta i quattro evangelisti”.

Questa pagina austera, in re minore, è costruita sul cantus firmus del tenor, ma cede comunque al fascino del madrigalismo, come ad esempio i lunghi vocalizzi sulla parola beschrieben (descritta) ai tre registri superiori e al basso.

Nella pagina finale, quindi nel secondo dei due cori, “Gott sei dank” (“Dio sia ringraziato”), Schütz fa intervenire altre voci.

Al sestetto del primo coro (che abbiamo visto sopra), qui si aggiungono un secondo basso e la nona vox che non è altro che quella dell’Evangelista (tenor).

Fin dall’inizio, egli si differenzia per il suo testo: non scandisce che una sola parola “Victoria”.

In mezzo al brano il suo letimotiv contagia le altre otto parti che esultano e che celebrano la vittoria di Cristo con delle frasi lineari, molto più ritmiche che melodiche.

Esiste un altro coro (terzo ed ultimo) che interviene nel corso dell’azione: le sue sei voci rappresentano gli undici discepoli che, a Gerusalemme, dicono che il Signore è realmente risorto e che è apparso a Simone: “Der Herr ist wahr-hafüg auferstanden”.

L’Evangelista è il filo conduttore di tutto l’oratorio e la sua parte, come ho detto nell’introduzione, si basa sul primo modo gregoriano, quello di re.

Egli è sempre sostenuto dal quartetto di viole e la sua parte si distribuisce fra passaggi non misurati ritmicamente ed episodi, invece, misurati.

I primi appartengono a due stili diversi di canto piano: la salmodia e la recitazione recto tono.

I secondi, invece, sono sempre usati alla fine degli interventi dell’Evangelista, anche se possiamo trovarli, qui e là, all’interno del discorso, soprattutto quando c’è una relazione tra testo e musica e rappresentano una grande varietà di figure retoriche musicali.

Tutti gli altri personaggi sono sostenuti dal basso numerato affidato all’organo, quindi senza l’apporto delle viole.

Nei passaggi in cui si trovano riuniti più personaggi o all’interno dei dialoghi, possiamo notare l’influenza della musica drammatica, in particolare quella di Monteverdi, anche se Schütz limita gli effetti e non cede allo spettacolare.

Per i personaggi trattati in bicinium, Schütz usa tre techiche principali:

  1. un percorso omofonico
  2. un trattamento per imitazione
  3. un gioco di echi.

Heinrich Schütz: Historia der Auferstehung Jesu Christi, op. 3 SWV 50 – Partitura

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