Gustav Mahler – Sinfonia n. 2 “Resurrezione”: V. Im Tempo des Scherzos – Guida all’ascolto

Mahler_Sinfonia2-Resurrezione_Im-Tempo-des-ScherzosIl quinto ed ultimo movimento della Seconda Sinfonia di Gustave Mahler, Resurrezione, ha l’indicazione Im Tempo des Scherzos – Wild herausfahrend (in tialiano “Prorompendo selvaggiamente“).

Il testo è composto da otto versi ed è in parte tratto dall’ode Aufersteh’n di Friedrich Gottlieb Klopstock e in parte scritto dallo stesso Mahler.

Mahler descrive così questo movimento:

È il terrore del giorno dei Giorni che si scatena.
La terra trema, le tombe si aprono, i morti risorgono e si avvicinano in una processione senza fine.
I grandi e i piccoli della terra, i re e i mendicanti, i giusti e gli atei, tutti si precipitano.
Le grida di grazia e le suppliche prendono una sonorità spaventosa per il nostro orecchio, trasformandosi in urla sempre più terribili.
Tutte le coscienze svaniscono all’avvicinarsi allo Spirito Eterno.
Il “grande appello” risuona, le trombe dell’Apocalisse “urlano”.
In un terribile silenzio, noi crediamo di riconoscere un usignolo lontano, come un’ultima eco della vita terrestre.µ
Dolcemente risuona allora il coro celeste dei beati: “Risorgerai, si risorgerai”.
È allora che compare Dio in tutto il suo splendore divino.
Una dolce e meravigliosa luce ci penetra fino al cuore. Tutto diventa calma e serenità.
Ed ecco che non esiste più né giustizia, né grandi né piccoli, né castigo né ricompensa!
Un grande sentimento d’amore ci riempie di certezza e ci rivela l’esistenza beata
”.

Come quello della Prima Sinfonia, questo finale è introdotto da un’esplosione in fortissimo con una furiosa scala ascendente di violoncelli e contrabbassi e con le percussioni che danno il via ad una breve fanfara che un po’ ricorda l’inizio della Nona Sinfonia di Beethoven (siamo esattamente a 54:51 del nostro video): qui Mahler ci riporta al clima del primo movimento.

Segue un primo episodio, a 55:18, aperto dall’annuncio della resurrezione, con il tema ancora un po’ … incerto, proposto dai corni.

Si sente un primo richiamo dal deserto, affidato sempre ai corni, ma d’improvviso tutto si ferma: a 57:12 un nuovo episodio di terzine ci porta verso il grave.

A questo punto, a 58:06, un corale dei legni su di un pizzicato degli archi, annuncia qualche intervallo caratteristico del tema della resurrezione ricordando, nello stesso tempo, il tema del Dies Irae del primo movimento.

Ma il tempo delle certezze ancora non è arrivato.

A 1:00:23 un recitativo orchestrale molto elaborato, che sarà poi ripreso nella coda dalle voci, sottolinea la fragilità umana e l’angoscia dell’uomo che vede arrivare l’ora tanto temuta.

La risposta arriva a 1:01:32 sotto forma di corale, al quale gli ottoni gravi danno una grande solennità: il cielo si rischiara e il ritorno delle fanfare degli ottoni prepara un nuovo annuncio, questa volta più affermativo, del tema della resurrezione, a 1:02:48.

Tutto questo insieme di episodi, il cui concatenamento risponde a necessità drammatiche più che musicali, forma un grande preludio di circa 200 battute che può essere comparato alle ouverture di certe opere liriche che espone, prima dell’alzarsi del sipario, i temi principali dell’opera stessa.

Di nuovo furore e agitazione, espressi dalle urla degli ottoni e il martellamento dei timpani, che finisce a 1:03:35 su un marcia dove la fanfara degli ottoni è sostenuta da un controcanto degli archi, marca la resurrezione dei corpi e la loro processione senza fine.

A 1:04:45 un crescendo direi molto coinvolgente delle percussioni (timpani, caisse claire, gran cassa e tam-tam), introduce l’Allegro energico a 1:05:10, dove Mahler sviluppa la maggior parte degli elementi esposti precedentemente.

Il ritorno del passaggio doloroso dà luogo, da questo momento, ad un effetto del tutto sorprendente: a più riprese l’insieme degli ottoni che si trovano dietro la scena (quasi un collegamento con l’aldilà) sovrappone motivi di fanfara al recitativo appassionato che viene ripetuto instancabilmente dai violoncelli prima e dai violini poi.

L’angoscia si fa sempre più intensa fino a quando gli ottoni lanciano un nuovo richiamo vittorioso: è a questo punto, a 1:11:22 che, in un clima di mistero e di speranza in un pianissimo con quattro “p”, i violoncelli propongono il tema completo della resurrezione.

Quello che segue ora, a 1:12:47 (il “Grande Appello” degli ottoni dietro le scene che “suonano in direzioni opposte”, come scrive Mahler in partitura, e il canto molto colorato dell’usignolo che cinguetta sulle tombe proposto da flauto e ottavino, come Mahler dice nel suo programma) sono come un’ultima eco della vita terrestre.

A 1:15:32 il coro a cappella e il soprano solo, in pianissimo scritto con tre “p”, cantano l’inno della resurrezione: le voci entrano in punta di piedi, come un’improvvisa apertura del cielo e che strappa via le nostre angosce.
No, la morte non ha l’ultima parola.

Con l’ultimo solo del contralto (“O glaube, mein Herz o glaube!“), a 1:22:58 tutti i dubbi svaniscono e una grande certezza si fa strada piano piano.

A 1:26:55, all’inizio in imitazione sempre più serrata fino ad arrivare all’unisono, il tema della resurrezione prende completamente il coro.

Un’ultima volta, a 1:28:24 tutte le voci, unite dallo stesso fervore, declamano in modo solenne “Aufersteh’n” (“Risorgerai”) in fortissimo con tre “f”, prima di lasciare la parola all’orchestra, a 1:29:56, che ripeterà instancabilmente le prime note del tema in un clima di grande trionfo che accede all’eternità, al quale si aggiungeranno anche l’organo, il tam tam e le campane.

L’apoteosi finale della Seconda Sinfonia fa pensare alla gloria raggiante che si può vedere sopra gli altari barocchi delle chiese dell’Austria imperiale: essa ci riempie e ci sottomette fino a far tacere tutte le nostre inquietudini.

Gustav Mahler – Sinfonia n. 2 “Resurrezione” – Partitura

Gustav Mahler – Sinfonia n. 2 “Resurrezione” – Testo

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