Gioacchino Rossini: La gazza ladra (Ouverture) – Introduzione

GioacchinoRossiniLa gazza ladra è un’opera italiana in due atti di Gioacchino Rossini (1792 – 1868) scritta nel 1817.

Il libretto di Giovanni Gherardini è un adattamento di un pezzo teatrale contemporaneo (1815) di Théodore Baudouin d’Aubigny et Louis-Charles Caigniez: La Pie voleuse ou la Servante de Palaiseau.

Composta dopo La Cenerentola, l’opera riportò un grande successo fin dalla prima esecuzione e resta oggi molto famosa per la sua ouverture.

Questa opera è la prima di una lunga serie di opere semiserie di Rossini.

La trama, in breve, parla di Ninetta, una serva il cui padre è un soldato.
Il suo signore, Fabrizio, ha un figlio che si chiama Giannetto che, anche lui, è un soldato.

Ninetta è contenta perché Fabrizio, al ritorno di suo figlio, la darà a lui in matrimonio.

La gioia però si trasforma in tragedia quando si scopre che un cucchiaio con le iniziali di Fabrizio è stato rubato e per questo Ninetta è accusata.

La gazza ladra fu rappresentata per la prima volta il 31 maggio 1817 alla Scala di Milano, all’interno della stagione di primavera.

Rossini modificò la partitura quando l’opera fu rappresentata a Pesaro nel 1818, a cui seguiro le rappresentazioni al Teatro del Fondo e al San Carlo di Napoli nel 1819 e nel 1820.

Un’ulteriore modifica, l’ultima, Rossini la fece a Parigi nel 1866.

Cento anni dopo, nel 1966, l’opera fu rappresentata al Sadler’s Wells Theatre di Londra, in inglese ma secondo la partitura originale ricostruita.

Quest’opera è, fin dalle prime rappresentazioni, uno dei più grandi successi di Rossini, tanto che Stendhal disse che la prima fu una delle più strepitose che egli aveva sentito.

Così scrive nella sua Vita di Rossini a pag. 164:

L’introduzione del tamburo come parte principale le conferisce una realtà, se oso esprimermi così, di cui non ho provato la sensazione in nessun’altra musica, è quasi impossibile notarla.
Sarebbe per me ugualmente impossibile descrivere gli entusiasmi e la follia della platea di Milano quando apparve questo capolavoro.
Dopo aver applaudito ad oltranza, gridato e fatto tutto il frastuono immaginabile per cinque minuti, quando venne a mancare la forza necessaria per gridare notai che ciascuno parlava col suo vicino, cosa assai contraria alla diffidenza italiana.
Le persone più fredde e più anziane esclamavano nei loro palchi: «O bello! o bello» e questa parola veniva ripetuta cento volte di seguito; non era rivolta a nessuno, una tale ripetizione sarebbe stata ridicola; gli spettatori avevano perso ogni nozione di avere dei vicini, ciascuno parlava con se stesso.
Questo entusiasmo aveva tutta la vivacità, tutto l’incanto di una riconciliazione.
La vanità del pubblico ricordava il “Turco in Italia”.
Non so se il lettore ricordi ancora che quest’opera era stata fischiata per mancanza di novità.
Rossini volle rimediare a questo insuccesso, e i suoi amici furono lusingati dal fatto che egli avesse voluto fare per loro qualche cosa di così nuovo.
Questa situazione morale del maestro spiega perfettamente il tamburo e il frastuono alquanto tedesco della ouverture; Rossini aveva bisogno di colpire con forza sin dall’inizio.
Non si erano ancora udite venti battute di quella bella sinfonia che la riconciliazione era già cosa fatta; non si era ancora alla fine del primo presto, che il pubblico sembrò ebbro di piacere; tutti accompagnavano l’orchestra.
Da quel momento l’opera e il suo successo furono una sola scena di entusiasmo.
Ad ogni brano Rossini doveva alzarsi più volte dal suo posto al piano per salutare il pubblico; e si stancò prima lui di salutare che il pubblico di applaudire
“.

Tuttavia, questo entusiasmo finì verso la fine del 1800.

Quella che oggi resta la parte più celebre di tutta l’opera è la sua ouverture: i differenti temi sono stati utilizzati numero volte nelle pubblicità ma anche, per esempio, nel film di Stanley Kubrick Arancia meccanica o in C’era una volta in America di Sergio Leone.

Rossini, a proposito di questa ouverture, scrisse in una lettera dove non sono riportate né data né nome del destinatario (quindi, forse, non molto attendibile):

Ho composto l’ouverture de La gazza ladra il giorno stesso della sua rappresentazione, nello “sgabuzzino” della Scala dove il direttore mi aveva rinchiuso.
Ero stato messo sotto sorveglianza da quattro macchinisti che avevano l’ordine di recuperare le pagine del mio manoscritto, l’una appresso l’altra, e di gettarle dalla finestra ai copisti che le aspettavano per fare il loro lavoro.
I macchinisti avevano anche l’ordine di buttarmi dalla stessa finestra se il manoscritto non … avanzava
”.

Questo racconto, che ricorda un po’ quella delle ouvertures di certe opere di Mozart, testimonia del fatto che la fretta e la spontaneità sono a volte da preferire alla riflessione di Rossini: i posteri hanno praticamente conservato solo la sinfonia de La gazza ladra.

Comunque questa ouverture, a differenza di altre che Rossini ricicla tranquillamente, come nel caso del Barbiere di Siviglia, ad esempio, contiene numerosi temi dell’opera e il rullo del tamburo, che si sente fin dall’inizio, ritorna a ogni cambio di azione, quindi diventa un elemento proprio dell’opera.

Gioacchino Rossini: La gazza ladra (Ouverture) – Partitura

Gioacchino Rossini: La gazza ladra (Ouverture) – Trama dell’opera

Gioacchino Rossini: La gazza ladra (Ouverture) – Guida all’ascolto

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