Gioacchino Rossini – L’italiana in Algeri: Ouverture – Introduzione

GioacchinoRossiniL’italiana in Algeri di Gioacchino Rossini (1792 – 1868) (così come La gazza ladra, scritta nel 1871), ha il raro privilegio di avere, al contrario delle altre opere di Rossini del genere buffo e semi-serio, un’ouverture propria.

Né ripresa da opere precedenti, né riutilizzata in seguito per nuove opere, questa ouverture presenta un’affinità particolare con l’opera che segue.

Grazie alla musica turca usata qui da Rossini, veniamo subito trasportati nell’Impero ottomano.

Siamo nel 1813, un anno particolarmente favorevole per un Rossini appena ventunenne: il 6 febbraio, durante il carnevale, il suo Tancredi viene rappresentato alla Fenice di Venezia, il 22 maggio, sempre a Venezia (al Teatro San benedetto), viene rappresentata per la prima volta L’italiana in Algeri, opera buffa in due atti (composta in pochissimi giorni in tutta fretta): il successo fu enorme, anche grazie ai bravissimi cantanti, e Rossini divenne l’operista più richiesto dai teatri dell’Italia del nord.

Stendhal definisce quest’opera come “la perfezione del genere buffo”.

Il libretto è di Angelo Anelli, che riprende un”dramma giocoso proprio dell’opera buffa, già musicato qualche anno prima da Luigi Mosca: la storia si ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1805.

Il libretto usato da Rossini ha qualche cambiamento, rispetto a quello di Anelli, portato da Gaetano Rossi.

Ne L’italiana in Algeri Rossini dà il meglio di sé, sia nelle arie e gli ensembles sia nella stessa ouverture.

A livello formale, questo brano rispetta lo schema tradizionale delle ouverture rossiniane: una forma sonata senza sviluppo preceduta da un’introduzione lenta.

Gioacchino Rossini – L’italiana in Algeri: Ouverture – Partitura

Gioacchino Rossini – L’italiana in Algeri: Ouverture – Trama dell’opera

Gioacchino Rossini – L’italiana in Algeri: Ouverture – Guida all’ascolto

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