Gioacchino Rossini: L’italiana in Algeri (Ouverture) – Guida all’ascolto

Rossini_Italiana-in-AlgeriL’ouverture de L’italiana in Algeri di Gioacchino Rossini essenzialmente rispetta lo schema delle ouvertures rossiniane: una forma sonata senza sviluppo preceduta da un’introduzione lenta (Andante), come ho già scritto nell’introduzione di questo brano.

Come in punta di piedi, il quintetto degli archi abbozza, in pianissimo, qualche accordo pizzicato (ecco il video che ho scelto per questa guida all’ascolto).

La delicatezza delle sonorità e l’organico quasi da camera obbligano l’ascoltatore a … prestare molta attenzione tanto che il silenzio arriva da solo tra il pubblico 🙂

È a questo punto, a 00:27, che arriva un accordo sforzato di tutta l’orchestra: normalmente Rossini comincia le sue ouvertures al contrario (accordo forte seguito da una linea melodica in piano).

Questa differenza mette in luce gli strumenti con tutta la potenza della banda turca, in cui le sonorità aspre e violente, che introducono sentimenti di paura e di spavento, si oppongono al timbro delicato degli strumenti da camera, cioè gli archi sentiti subito prima.

Dopo questo accordo riprendono subito, in modo invariato, gli accordi degli archi, sui quali ora viene presentata una linea melodica da parte dell’oboe solo, che sembra emergere dall’ombra, per dare origine ad una linea ornamentale di grande flessibilità.

Facendo suonare qui l’oboe, Rossini inserisce un nuovo elemento di stilizzazione turca, forse perché l’oboe ricorda, da lontano, il timbro del mizmar, l’oboe orientale.

A questo tema si contrappone, a 01:06, una nuova idea ritmica, affidata ora ai violini in sedicesimi staccati, a cui fa seguito una breve Coda, a 01:27, in cui ritorna l’oboe seguito dal clarinetto.

Nell’Allegro che segue, a 01:50, l’opposizione tra la musica turca e quella classica, tra l’organico turco e quello classico, cede il passo ad una ristrutturazione dell’orchestra intera.: Rossini ricorre qui ad una scrittura prismatica, oserei dire, (e u questo Rossini è un vero maestro) dove i colori propri di ogni famiglia di strumenti vengono … scomposti e separati.

Il primo tema è affidato a flauti, oboi e clarinetti e questa disposizione su tre ottave nel registro acuto diffonda una luce estremamente viva e incisiva, che domina tutta la sezione dedicata alla tonica, cioè alla tonalità di do maggiore.

Questo tema piuttosto nervoso e ritmico, in piano e staccato, è regolarmente sottolineato da accordi sforzati da tutta l’orchestra, percussioni comprese, un po’ come era successo nell’introduzione.

La sezione di transizione verso il secondo tema, a 02:23, è presentata da tutta l’orchestra e presenta un nuovo elemento, tipicamente rossiniano, affidato ai violini primi.

Dopo un breve assolo di contrabbassi e violoncelli, il secondo tema, a 03:13, anche questo allegro ma più lirico che ritmico, è di nuovo affidato all’oboe solista.

Dopo le volatine del flauto, a 03:28, esso riprende ma ora all’oboe si unisce anche il clarinetto; da qui si sviluppa velocemente sotto forma di dialogo molto serrato costituito da piccoli frammenti di frase che passano tra i legni, sempre con una predilezione per il registro acuto.

Questa sezione costruita sulla tonalità della dominante (sol maggiore), porta al tradizionale crescendo, a 04:20, momento di puro godimento sonoro, dove culmina tutto lo sviluppo rossiniano.

Questo procedimento compositivo orchestrale, tanto semplice quanto geniale, non è altro che un’intensificazione basata sui colori degli strumenti orchestrali.

I differenti colori, sapientemente scomposti nelle sezioni precedenti come passati attraverso un prisma (come dicevo poco sopra) si ricompongono qui per mezzo di una cellula corta, simmetrica e abbondantemente ripetuta: questo permette all’orecchio di ricordarla bene.

Questo crescendo, comunque, risulta piuttosto rudimentale, se paragonato a quelli delle altre ouvertures rossiniane.

Senza altri sviluppi, a parte una breve transizione che riporta il brano nella tonalità di do maggiore, a 05:14 troviamo la ripresa dell’esposizione, con la ripetizione del primo tema subito seguito dal secondo (a 06:18), questa volta proposto da flauto e fagotto.

Di nuovo poi troviamo il crescendo (a 07:28) ora più sviluppato nella lunga coda, dove le cadenze saranno ripetute continuamente con un accelerando finale (un tempo Più mosso, è scritto in partitura poco prima, a 07:07).

Gioacchino Rossini – L’italiana in Algeri: Ouverture – Partitura

Gioacchino Rossini – L’italiana in Algeri: Ouverture – Trama dell’opera

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