Giacomo Puccini – Messa a quattro voci: Credo – Guida all’ascolto

Puccini_Messa-a-4-voci_CredoIl Credo della Messa a quattro voci di Giacomo Puccini è, come il Gloria precedente, molto sviluppato (ha una durata di circa 16 minuti), come se il compositore trovasse maggior occasione di esprimersi in questi passaggi dove il testo è pieno di elementi drammatici piuttosto che negli altri brani della Messa.

La prima parte, Credo in unum Deum, è un Andante in do minore in tempo di 4/4: queste parole sono cantate in fortissimo da un coro che esprime la propria fede (siamo a 24:37 del nostro video).

Qui Puccini alterna momenti in cui il coro è assolutamente omoritmico, per mettere bene in evidenza le parole, a momenti in cui, invece, c’è più un dialogo contrappuntistico tra le voci, spesso con entrate a canone.

A 27:41, l’Et incarnatus est è in sol maggiore: è una bell’aria per tenore solista, in forma tripartita ABA, nella quale coro e orchestra fanno un tappeto discreto, quasi di sottofondo, come se il tutti sta contemplando quello che uno dice, prestando attenzione alle parole che in questo momento vengono pronunciate.

E questa partecipazione, soprattutto del coro, la si può in alcuni momenti in cui esso accompagna, anche nelle dinamiche, il solista.

Ancora una forma ternaria ABA, dalla ripresa leggermente variata, è la struttura del successivo Crucifixus, a 30:09, un’aria affidata ora al basso solista.
In questo Adagio in sol minore, Puccini lascia spazio ai cromatismi e all’incertezza tonale, come è nella tradizione.

Vorrei farti notare il finale di questo brano: sulle ultime parole passus, et supultus, il basso ha un’unica nota e il ritmo che qui Puccini inserisce, ricorda molto da vicino una marcia funebre.

D’altronde le parole qui si prestano bene a questo tipo di atmosfera musicale.

La cosa però un po’ strana e sicuramente originale, è che egli conserva questo tipo di scrittura tortuosa e tormentata, direi, anche nel brano successivo, Et resurrexit, a 32:48, un Allegro in do minore.

Il motivo?

Eccolo.

In questo fugato accorato cantato dal coro, Puccini pone l’accento sulle parole judicare vivos et mortuos, parole messe in evidenza con note lunghe e cantate omoritmicamente dal coro: questa evocazione del giudizio finale, con tutte le immagini terribili e travolgenti, è sufficiente per alterare l’atmosfera di tutto l’Et resurrexit, brano che invece normalmente è gioioso e brillante.

A 33:50, nell’Et in Spiritum Sanctum, abbiamo una ripresa tagliata, ma quasi testuale, del Credo iniziale.

Per l’Et unam sanctam catholicam, a 35:29, Puccini sceglie un Larghetto, a dir la verità un po’ … massiccio, in la bemolle maggiore e in tempo di 2/4.

Una breve transizione orchestrale, a 36:47, annuncia le parole et expecto resurrectionem mortuorum, dove il coro risponde (come un’eco) ai richiami delle trombe.

Un Allegro orchestrale in 4/4, a 38:11, in do maggiore, introduce il fugato finale, un Andantino vivo ed agile in 6/8 sulle parole et vitam … (a 38:25), alla fine del quale l’Amen (a 39:03) passa quasi inosservato.

Giacomo Puccini: Messa a quattro voci – Partitura

Giacomo Puccini: Messa a quattro voci – Testo (Messale in latino con traduzione in italiano)

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