Frédéric Chopin: Preludi op. 28 – Introduzione

FredericChopinI Preludi per solo pianoforte sono un’opera di Frédéric Chopin (1810 – 1849).

Raggruppati sotto il numero d’opera 28, questi ventiquattro brevi brani (che hanno una durata che va dai 30 secondi ad un massimo di 5 minuti), sono scritti ognuno in una tonalità diversa seguendo il cosiddetto circolo delle quinte: ogni preludio in tonalità maggiore è seguito da un preludio nella sua tonalità relativa minore e le tonalità sono a distanza di quinta l’una dall’altra.

Ed è proprio questa concatenazione tonale che crea prima di tutto l’unità dell’opera, rendendo questi preludi indivisibili e uniti gli uni agli altri.

Chopin ha anche composto due altri preludi al di fuori dell’opera 28: il preludio in do diesis minore op. 45 ed un preludio postumo.

La brevità di questi pezzi può, ad un primo ascolto, sorprendere: in qualche battuta questi preludi dicono tutto, sono come una sorta di istantanea musicale dove regna la … mezza-parola 🙂

E quando da un preludio viene fuori un tema (quando c’è, perché in alcuni preludi il tema è tranquillamente assente), Chopin fa bene in modo di delimitarlo e di non svilupparlo.

Ispirati dai preludi del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach, essi ispireranno a loro volta i preludi di Debussy e i preludi di Sergheï Rachmaninov.

Chopin li scrisse approssimativamente tra il 1835-1836 e il 1839, (probabilmente) in parte a Valdemosa, sull’isola di Maiorca, dove aveva passato l’inverno 1838-1839 con George Sand e i suoi figli, per fuggire al clima piovoso di Parigi che aggravava la sua tubercolosi cronica.

In ogni preludio possiamo trovare tutto il mondo musicale di Chopin, non per delle immagini precise, ma piuttosto perché esse ci permettono di penetrare nei pensieri intimi dell’autore: una specie di diario in cui l’autore scrive.

E sono proprio le piccole forme (come anche i Notturni, le Ballate, i Valzer, ecc.), infatti, che spesso accompagnano il compositore per tutta la vita.

Essi sono concentrati, concisi, immediati, con soluzioni armoniche alquanto strane per l’epoca, lasciando poco (o niente) spazio alla fioritura pianistica.

Franz Liszt, dopo aver ascoltato quest’opera, disse:

Non si tratta, come potrebbe far ritenere il titolo, di pezzi suonati a guisa di introduzione: si tratta di preludi poetici analoghi a quelli di un grande poeta contemporaneo, Lamartine, che cullano l’anima in sogni dorati e l’innalzano fino alle regioni ideali”.

Schumann invece disse che:

sono schizzi, frammenti iniziali di studi o – se vogliamo – ruderi, penne d’aquila, selvaggiamente disposte alla rinfusa”.

André Gide, infine, scrisse nel 1931 su La Revue Musicale:

Ognuno di essi prelude alla meditazione. Essi non sono affatto composizioni da concerto.
In nessuna altra opera Chopin crea un’atmosfera particolare, crea uno sfondo sentimentale e quindi si spegne, tace.
Non tutti hanno uguale valore.
Alcuni sono pieni di grazia e di incanto, altri spaventosi, ma nemmeno uno di essi suscita indifferenza
“.

La raccolta fu pubblicata nel 1839 a Parigi da Catelin (con dedica a Pleyel) e da Breitkopf (con dedica a Kessler), e questo fatto fece molto scalpore nell’ambiente musicale dell’epoca.

In questi preludi Chopin non seguiva nessuna forma particolare, come ho detto prima in alcuni di questi brani non c’è nemmeno una vera e propria melodia, quindi il compositore sfidava qualsiasi regola classica.

E anche la breve durata dei preludi era una sfida vera e propria alle convenzioni del tempo.

Frédéric Chopin: Preludi op.28 – Partitura

Frédéric Chopin: Preludi op.28 – Guida all’ascolto

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