Felix Mendelssohn-Bartholdy: Sinfonia n. 3 op. 56 “Scozzese” – Introduzione

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847) prese qualche annotazione nel 1829, durante un viaggio turistico in Scozia, in compagnia dell’amico scrittore e librettista Carl Klingemann.

Una storia racconta che vedendo le rovine di una cappella presso Holyrood Palace a Edimburgo (probabilmente la cappella dove fu incoronata regina Maria Stuart), invasa dalle erbacce e dall’edera, che Mendelssohn ebbe l’ispirazione per la sinfonia.

Interrotto da un viaggio in Italia, la partitura della Sinfonia n. 3 op. 56 (in realtà l’ultima delle cinque sinfonie di Mendelssohn; il numero 3 viene dal fatto che fu la terza ad essere pubblicata) non fu ripresa che una dozzina d’anni dopo e terminata a Berlino il 20 Gennaio 1842.

L’opera fu eseguita per la prima volta, sotto la direzione dello stesso Mendelssohn, il 3 marzo 1842 al Gewandhaus Saal di Lipsia ottenendo un grande successo.

Il 13 giugno successivo essa riportò un vero e proprio trionfo nell’esecuzione alla Società Filarmonica di Londra, cosa che permise al suo autore di essere ricevuto a Buckingham Palace dal principe Alberto e dalla giovane regina Vittoria, a cui la sinfonia è dedicata.

La partitura è impregnata delle Highlands, della loro storia, delle loro leggende, dei loro siti grandiosi, delle brume nordiche e delle sonorità delle cornamuse.

L’intenzione di dipingere musicalmente tutto questo si sente in ogni pagina: un “paesaggista di primo ordine”, dichiarava Wagner che, d’altronde, ammirava il trattamento di motivi popolari nei primi due movimenti.

Ma sarebbe inutile cercare il colore locale: tutto è trasposto nel registro del sogno e della nostalgia, molto vicino, in questo, ad uno Schumann.

Oggi la Sinfonia scozzese è una delle opere orchestrali più conosciute di Mendelssohn.

Essa si divide in quattro movimenti:

  1. Andante con moto – Allegro un poco agitato – Assai animato in la minore
  2. Vivace non troppo in fa maggiore (nella struttura inconsueta di forma-sonata)
  3. Adagio in la maggiore (in forma di Lied)
  4. Allegro vivacissimo – Allegro maestoso assai in la minore (inizio) e la maggiore (poi)

Come si può notare, in questa sinfonia Mendelssohn non rispetta i tradizionali canoni sinfonici e inverte i due tempi centrali, premettendo lo Scherzo al tempo lento.

Quello che interessava Mendelssohn, qui, era il rievocare le atmosfere e le impressioni del suo viaggio giovanile (senza però diventare musica a programma) e questo tramite un’unità concettuale e una continuità narrativa.

Per questo i quattro imponenti movimenti (rispettivamente di 667, 273, 150 e 490 battute) devono essere suonati senza interruzione, come faceva lo stesso Mendelssohn, concatenandosi l’uno all’altro senza soluzione di continuità per una durata che va dai 38 ai 41 minuti (nel caso venga eseguita la ripresa nel primo movimento).

E questo permette alla Scozzese di presentarsi come fortemente unitaria ma nello stesso tempo diversificata al suo interno.

L’organico strumentale vede 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani e archi.

Felix Mendelssohn-Bartholdy: Sinfonia n. 3 op. 56 “Scozzese” – Partitura

Felix Mendelssohn-Bartholdy: Sinfonia n. 3 op. 56 “Scozzese” – Guida all’ascolto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

CLICCA QUI e scarica subito l'E-BOOK GRATUITO: “Guida all’ascolto dello Stabat Mater di Antonín Dvorák”

Segui guidaallascolto sui Social Network!

Come trovi questo sito?

Eccellente
Ottimo
Buono
Così così
Scadente
Pessimo
No comment