Edgard Varèse: Déserts – Guida all’ascolto

L’ascolto di Déserts di Edgar Varèse domanda allo spettatore / ascoltatore di abbandonare ogni velleità di ricerca della forma, ma di lasciarsi andare alle configurazioni delle galassie sonore, ai movimenti delle masse, ai flussi e riflussi delle dinamiche.

Impossibile quindi descrivere quest’opera come lo si farebbe con una sonata o una sinfonia.

Per questo nella presente guida all’ascolto mi sono accontentata di proporre qualche punto di riferimento di ogni sezione.

Ecco il video che ho scelto per fare questa guida all’ascolto

Prima sezione strumentale

Si può paragonare la prima sezione ad un’esposizione come generatrice del materiale che poi verrà usato nelle sezioni strumentali successive.

Fin dalle prime battute del brano, l’estetica sonora di Déserts si esprime pienamente.

La configurazione strumentale evoca una sonorità di campane, ottenuta dalla combinazione di due strumenti inarmonici risonanti (campana tubolare e pianoforte) e di due strumenti armonici con suoni tenuti (ottavino nel registro grave e clarinetto in sib).

Lo xilofono, e a volte i piatti sospesi, rinforzano gli attacchi e sporcano il suono.
Questa sonorità è dissolta, poi, attraverso diversi cambiamenti timbrici, effetti di risonanza, attacchi differenziati nel tempo e distorsione spettrale.

Questo porta al primo accordo della partitura e all’entrata delle percussioni ad altezza determinata.

Prima interpolazione

La prima interpolazione, di carattere assolutamente brutale, offre dei contrasti tra le diverse sonorità (motivo stridente, bip elettronici, rumori metallici ritmati, instabilità nell’estrema regione grave).

La seconda metà dell’interpolazione si divide tra suoni di percussioni e suoni ad altezza determinata, in particolare con glissandi che evocano le sirene.

Tutta questa interpolazione termina con una sonorità di campane ripetuta tre volte, che ricorda l’inizio della prima sezione strumentale.

Seconda sezione strumentale

La seconda sezione strumentale è la più sviluppata.

L’inizio è organizzato a partire da suoni tenuti sui registri acuto e grave, ognuno associato ad un timbro strumentale.

L’effetto ottenuto non è né quello di una melodia di altezza né di una melodia di timbri, in quanto il gioco sulle dinamiche cambia continuamente le associazioni tra timbri e altezze.

Questo procedimento porta, anche questa volta, ad un complesso sonoro in espansione.

Seguono poi diversi episodi che usano diversi tipi di scrittura: scambi di motivi tra i fiati puntati e le percussioni, percussioni sole, collegamento di timbri a partire da una nota che fa da perno, reiterazione di motivi, suoni isolati interrotti da pause di silenzio.

Seconda interpolazione

La seconda interpolazione è dedicata alle percussioni.

Emerge un sentimento di spazio e di lentezza in relazione alla parte importante data ai silenzi e agli spostamenti del suono.

Dopo un inizio molto denso, la musica si fissa su degli attacchi isolati, suoni ripetuti ad altezza fissa, motivi di due o tre note, risonanze gravi interrotte da pause di silenzio e un momento finale costituito da una poliritmia.

La transizione con la terza sezione strumentale è realizzata dalla ripetizione di un suono di wood-block che si intreccia con un motivo dei timpani.

Terza sezione strumentale

La terza sezione strumentale è la più corta dell’intera opera e si apre con due interventi autoritari ed energici dei timpani, interrotti dalle risposte degli ottoni e delle percussioni che che prefigurano un’ondata di violenza.

Tuttavia, non succede niente di … catastrofico.

Dopo una trentina di secondi la densità degli avvenimenti diminuisce drasticamente.

Non resta che qualche nota ripetuta che passa da uno strumento ad un altro, interrotta da silenzi sempre più lunghi fino a che la materia sonora si disgrega completamente.

Terza interpolazione

Con la terza interpolazione, Varèse cerca chiaramente una drammatizzazione delle sue intenzioni.

Le sonorità sono più varie, si susseguono in modo più rapido e disordinato.

La terza interpolazione è quella che contiene più suoni ad altezza determinata ma nella maggior parte del tempo queste altezze sono instabili e producono dei glissandi più o meno ampi.

Questa sezione può dividersi in quattro episodi:

  1. un primo episodio con suoni industriali un po’ lontani che si spostano nello spazio
  2. un secondo che si può qualificare come strumentale, con suoni di percussioni, suoni elettronici e di organo
  3. un terzo che comprende dei glissandi, impulsi e rumori
  4. un quarto, infine, con un complesso sonoro in crescendo, con un processo preso in prestito dalla sua musica strumentale.

Quarta sezione strumentale

L’esplosione e la decomposizione della materia sonora continua in quest’ultima sezione di Déserts.

In un certo senso, anche la drammatizzazione della terza interpolazione, non tramite accumulazione e densificazione ma per desertificazione.

Qualche agglomerato sparso (come le percussioni sole, i dialoghi strumentali o la comparsa di complessi sonori) emerge da momenti silenziosi.

L’opera si chiude, dopo un lungo silenzio, con l’abbandono progressivo di ogni velleità sonora.

Edgard Varèse: Déserts – Partitura

Edgard Varèse: Déserts – Video

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