Edgard Varèse: Amériques – Introduzione

Tra il 1918 e il 1921, Edgard Varèse (1883 – 1965) compose a New York Amériques, questa prima partitura, la più ampia, che fu il secondo grosso scandalo dopo Le Sacre du Printemps di Igor Stravinsky in quanto in quel periodo la musica era ancora impregnata di un certo romanticismo, di una certa armonia che la gente aveva l’abitudine di ascoltare (mentre Varèse, come Stravinsky, evita tutte le consonanze classiche).

Il titolo non è inteso

come semplice nome geografico, ma come simbolo delle scoperte di nuovi mondi sulla terra, nello spazio o, ancora, nello spirito degli uomini”.

Quindi in questo pezzo Varèse (nato a Parigi da padre italiano e madre francese, in seguito naturalizzato americano) parla della sua scoperta degli Stati Uniti, della sua esperienza personale come nuovo arrivato, uno sconosciuto in un paese a lui straniero.

Il compositore preciserà anche, dopo la prima esecuzione:

quest’opera è l’interpretazione di uno stato d’animo, un pezzo di musica pura, assolutamente dissociata dai rumori della vita moderna, come invece alcuni critici hanno voluto riconoscere nella mia composizione (“questa è una sinfonia alla gloria dei pompieri e dei martelli pneumatici“) …
Il tema è una meditazione, è l’impressione di uno straniero che si interroga sulle possibilità straordinarie della nostra nuova civilizzazione.
L’uso di particolari effetti musicali viene semplicemente dalla mia reazione, molto viva, davanti alla vita come io la concepisco, ed è la rappresentazione di uno stato d’animo e non la descrizione sonora di un quadro
”.

La prima esecuzione ebbe luogo il 9 aprile 1926 a Filadelfia (quindi ben cinque anni più tardi), sotto la direzione di Leopold Stokowski: per questa prima versione erano necessari non meno di 142 esecutori!

Ma la partitura fu rimaneggiata dallo stesso Varèse, tanto che nella versione definitiva, del 1929, il compositore ridusse l’opera di un terzo, adattando la partitura per una grande orchestra sinfonica (più o meno) normale, che ricorda l’orchestra di un Berlioz o di un Mahler: essa fu presentata il 30 maggio 1929 a Parigi, sotto la direzione di Gaston Poulet.

L’effettivo orchestrale della versione definitiva prevede 5 flauti, 3 oboi, corno inglese e heckelphone (una specie di oboe ma dal timbro più scuro), 5 clarinetti, 3 fagotti, 2 controfagotti, 8 corni, 6 trombe, 3 trombone (tenore, basso e contrabbasso), 2 tuba (bassa e contrabbassa), 2 arpe, quintetto d’archi, percussioni abbondanti (9 esecutori) + 1 sirena simile a quella usata dai pompieri di New York

grave e molto potente, a mano, con pulsante d’arresto per spegnere il suono”.

Il fatto di non utilizzare gli archi è perché, secondo Varèse, questi strumenti erano troppo impregnati di pathos e d’emozione, quindi troppo … romantici!

Il compositore, poi, voleva evitare la monotonia e ci avverte:

uso questi strumenti ad un’altezza definita e fissa (in particolare si riferisce all’uso della sirena) per avere un contrasto di sonorità pure.
È sorprendente vedere a che punto il suono puro, senza armoniche, da’ un’altra dimensione alla qualità delle note musicali che lo circondano.
Veramente, l’uso di suoni puri in musica agisce sulle armoniche come fa un prisma di cristallo sulla luce pura.
Questo uso le irradia in mille vibrazioni diverse e inattese
”.

Egli trasforma, quindi, le masse sonore in colori timbrici, integrando nuovi concetti di sonorità che trasformano i parametri classici della musica in categorie più vaste, in campi.

Quello che bisogna avere chiaro, per capire il percorso musicale di Varèse, è che il compositore si è sempre difeso dall’accusa di essere un rumorista.

In realtà egli voleva creare suoni nuovi senza cercare di esaltare le passioni, ma piuttosto di essere in armonia con la sua epoca in un secolo ampiamente scosso dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche:

essere moderni è essere naturali, è essere un interprete del proprio tempo.
Vi posso assicurare che non cerco l’insolito
”.

La durata dell’esecuzione è di circa una ventina di minuti.

Edgard Varèse: Amériques – Partitura

Edgard Varèse: Amériques – Guida all’ascolto

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