Claudio Monteverdi: Il combattimento di Tancredi e Clorinda – Introduzione

ClaudioMonteverdiIl combattimento di Tancredi e Clorinda (SV 153), dedicato alla Sacra Cesarea Maestà dell’Imperator Ferdinando III, è un madrigale in forma rappresentativa in un quadro di Claudio Monteverdi (1567 – 1643), scritto per tre voci (un soprano, Clorinda, e due tenori: Tancredi e il narratore, voci che non si sovrappongono mai tra di loro), strumenti a corda e basso continuo.

La sua prima rappresentazione (anche se non è un brano destinato alla scena: tutta la sua intensità drammatica si trova nel testo e nella musica) ebbe luogo durante il carnevale di Venezia del 1624, in casa del ricco senatore e alto dignitario della Serenissima Repubblica Girolamo Moceningo, protettore del musicista che, anche se era maestro di cappella della chiesa di San Marco, tuttavia accettava commissioni da parte dei nobili della città.

Essa ottenne fin da subito un notevole successo.

In un secondo tempo quest’opera fu inclusa nell’ottavo ed ultimo libro di madrigali dello stesso Monteverdi, i Madrigali guerrieri et amorosi, pubblicato da Alessandro Vincenti di Venezia nel 1638.

Quest’opera può essere considerata come uno dei lavori più sperimentali di Claudio Monteverdi che riprende qui, come testo, un estratto de La Gerusalemme liberata, un lungo poema epico di Torquato Tasso, esattamente i versi dal 52 al 68 del XII canto, con alcuni significativi cambiamenti.

L’orchestra (anche se non ci sono indicazioni del numero di strumenti per ogni parte) è formata da quattro viole da brazzo (soprano, alto, tenore e basso) e un basso continuo formato da una viola da gamba contrabbasso e un clavicembalo.

Il narratore (Testo), senza partecipare all’azione, racconta il combattimento del cristiano Tancredi, brillante cavaliere, contro Clorinda, una bella mussulmana di cui è innamorato, travestita da soldato.

Tancredi, dopo un furioso duello, la colpisce a morte con la sua spada.

L’ultimo respiro di Clorinda esprime la sua nuova fede nel Dio cristiano ed ella perdona il suo aggressore, chiedendo di essere battezzata.

Tancredi, avendola riconosciuta quando le toglie l’elmetto porgendole dell’acqua, è straziato dal dolore.

Clorinda muore, in pace.

L’aspetto drammatico e teatrale del madrigale è una relativa novità, rafforzata dalle indicazioni sceniche del musicista che alterna momenti tranquilli (molli) ad altri più agitati e concitati (si parla, qui, di stile concitato, descritto da Platone nel terzo libro della sua Retorica [Repubblica]), come ad esempio la descrizione del rumore delle armi o la rabbia dei combattenti, il galoppo dei cavalli o le fanfare delle trombe.

Monteverdi precisa nell’introduzione che l’opera dovrà essere preceduta da un madrigale senza azione e che l’inizio del combattimento (come i personaggi) deve arrivare all’improvviso.

Il Testo (narratore) è presente praticamente durante tutta l’opera e i ruoli di Tancredi e Clorinda sono ridotti soltanto a qualche intervento qua e là.

La sua esecuzione dura circa venti minuti.

Quest’opera è stata qualificata come una folgorante apoteosi del genere rappresentativo, carica di emozioni (amore, odio, guerra, morte e redenzione), grazie all’estrema abilità del genio di Monteverdi: egli usa le risorse dell’orchestra per rendere la varietà dei sentimenti come, ad esempio, il pizzicato (una delle prime utilizzazioni di questa tecnica) o la ripetizione veloce della stessa nota, ossia il tremolo, effetti che per la prima volta furono esplicitamente annotati in partitura.

E questa è la novità che Monteverdi introduce in questo madrigale: il modo di usare e far suonare gli strumenti che si adeguano sempre al testo e che, lasciando il ruolo di soli accompagnatori, diventano essi stessi protagonisti.

Quest’opera, pur influenzando in modo significativo i musicisti della sua epoca, resta tuttavia unica nel suo genere: nonostante questo, essa ha aperto la strada ad una musica più espressiva e, soprattutto, ha dimostrato che la musica è capace di descrivere la varietà dei sentimenti dell’animo umano.

Claudio Monteverdi voleva dunque perseguire i seguenti obiettivi (gli stessi della Camerata Fiorentina): espressione, gestualità, gusto teatrale, attenzione alla parola durante il canto, uso meditato ma insolente nei confronti delle antiche prassi della dissonanza, studio nell’orchestrazione, utilizzo di nuovi stilemi musicali, volontà di commuovere.

Combattimento di Tancredi e Clorinda – Partitura

Combattimento di Tancredi e Clorinda – Testo

Combattimento di Tancredi e Clorinda – Guida all’ascolto

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