Arnold Schoenberg: Pierrot lunaire op. 21 – Introduzione

Pierrot lunaire op. 21, è un’opera per voce e cinque strumentisti (che suonano in totale otto strumenti), spesso considerata come la più emblematica, composta da Arnold Schoenberg (1874 – 1951) nel 1912, commissionata dall’attrice Albertine Zehme (1857 – 1946), grande attrice viennese ma anche cantante wagneriana di talento.

Il testo, composto da ventuno poemi, fu preso dal Pierrot lunaire scritto nel 1884 dal poeta belga Albert Giraud (1860 – 1929) nella traduzione tedesca (o, piuttosto, nell’adattamento molto libero) fatta da Otto Erich Hartleben (1864 – 1905).

I poemi, la cui forma francese è piuttosto convenzionale (rondò in versi ottosillabi rimati), furono tradotti nel tedesco più moderno, con versi a metrica variabile e senza rima: essi trasportano l’ascoltatore in un’atmosfera fiabesca per la loro visione molto … “fin de siècle” e per le immagini provocatrici e macabre.

Il testo in tedesco, infatti, è molto più ricco dell’originale ma anche più violento: violenza, blasfemia, umore nero e grottesco sono presenti lungo tutta l’opera come caratteristiche costanti nei vari poemi, il cui carattere stridente si accorda perfettamente con l’audace trattamento musicale.

Schoenberg scrisse questi ventuno melodrammi (dove con questo termine si intende una musica destinata ad accompagnare un testo declamato) molto velocemente, in appena qualche settimana e furono visti dall’autore come uno studio preliminare ad un progetto più vasto sulla Séraphîta di Balzac.

Schoenberg perciò non dava grande importanza al testo di Giraud, che la traduzione tedesca di Hartleben porta verso l’espressionismo, anche se la riflessione su se stesso (dietro la maschera deformata, tragica e irrisoria di Pierrot) corrisponde ai grandi interrogativi di Schoenberg in quel 1912.

Infatti in quel periodo Schoenberg si trovava in uno stato di profonda depressione: compositore senza successo che doveva fare il copista per sopravvivere, mediocre direttore d’orchestra, egli dubitava e diffidava anche dei suoi discepoli (sospettati di rubargli i segreti della musica seriale).

Quindi la composizione del Pierrot Lunaire fu una bella terapia per lui e i soldi che guadagnò (1.000 marchi) furono la sua salvezza materiale.

La prima esecuzione, avvenuta il 16 ottobre 1912 alla Salle Choralion di Berlino con la stessa Albertine Zehme, fu il primo vero successo di Schoenberg: la Zehme aveva un costume da Pierrot ed era sola sulla scena, davanti a un paravento spagnolo rosso e nero, mentre il compositore dirigeva i musicisti dietro di esso (quindi nascosti al pubblico).

Pierrot lunaire è diviso in tre parti comprendenti ognuna sette brevi melodrammi, dove viene usata (in ciascuna di esse) una combinazione strumentale differente (pur conservando una certa unità) e una forma musicale specifica.

Schoenberg non rispettò l’ordine iniziale dato da Giraud ma scelse, appunto, ventuno brani che intitolò Pierrot lunaire, Dreimal sieben Gedichte aus Albert Girauds (Pierrot lunaire tre volte sette poemi a partire da Albert Giraud).

Lasciò anche da parte alcuni testi e raggruppò gli altri in tre gruppi per dare una dimensione drammatica e teatrale.

Schoenberg usò forme arcaiche (come, ad esempio, la fuga, il rondò o la passacaglia) e la mescolanza tra teatro e ambiente sonoro particolare (l’orchestrazione è … geniale e il clima singolare) creano un forte impatto emotivo.

La strumentazione è molto singolare (Schoenberg in quel momento disponeva di un piccolo gruppo di strumentisti e non aveva a disposizione un soprano drammatico): abbiamo quindi pianoforte, flauto (e ottavino), clarinetto (e clarinetto basso), violino (e viola) e violoncello, oltre alla voce che si esprime con il canto-parlato (sprechgesang), generalmente legato, in Schoenberg, al fantastico e alla soggettività.

Questa strumentazione avrà una grande influenza sulla composizione delle orchestre da camera nella musica del XX secolo.

Inoltre alcuni musicologi, come René Leibowitz (1913 – 1972), videro in Pierrot lunaire un precursore delle opere dodecafoniche di Schoenberg, soprattutto nell’uso dei dodici suoni della scala cromatica.

L’armonia di quest’opera è già legata all’atonalità (ma non ancora alla serialità) e segna, nell’evoluzione del linguaggio musicale di Schoenberg, una netta rottura con i compositori post-romantici come Richard Wagner (1813 – 1883), Gustav Mahler (1860 – 1911) e Richard Strauss (1864 – 1949).

Il canto-parlato è una forma artistica sconosciuta all’epoca e si fonda, all’inizio del XX secolo, sulla declamazione espressiva e molto teatrale ereditata dai grandi oratòri della fine del XIX secolo e su una linea musicale, quindi esso combina la declamazione con una linea musicale e la tessitura usata (quella della voce cantata) non corrisponde alla voce parlata.

Inoltre se la linea melodica è approssimativa, il suo ritmo è strettamente determinato dal contesto strumentale: l’orchestra infatti non si preoccupa più di tanto della voce, ma crea il clima adatto al singolo poema, variando le combinazioni strumentali e in uno stile contrappuntistico molto virtuosistico.

Per questo l’interpretazione del Pierrot lunaire è problematica, in quanto lo sprechgesang è una questione di percezione: a volte i recitanti non fanno che parlare mentre altri interpreti non fanno che cantare (la sintesi fra il parlato e il cantato è molto difficile da ottenere)!

Un’altra particolarità del Pierrot lunaire è che non c’è un registro stabilito da Schoenberg per la parte vocale, quindi l’interprete può essere sin un uomo sia una donna, anche se la maggior parte (se non tutte) delle versioni disponibili vedono come protagonista una donna.

Ecco la suddivisione delle tre parti:

  • Prima parte (Pierrot, inebriato dalla luna, ha fantasie amorose, sessuali e religiose):
    1. Mondestrunken (Ebbro di luna), per pianoforte, flauto, violino e violoncello, composto il 29 aprile
    2. Colombine (Colombina), per pianoforte, flauto, clarinetto e violino, composto il 20 aprile
    3. Der Dandy (Il dandy), per pianoforte, ottavino e clarinetto, composto il 2 aprile
    4. Eine blasse Wäscherin (Una pallida lavandaia), per flauto, clarinetto e violino, composto il 18 aprile
    5. Valse de Chopin (Valzer di Chopin), per pianoforte, flauto, clarinetto e clarinetto basso, composto il 7 maggio
    6. Madonna (Madonna), per flauto, clarinetto basso, violino e violoncello, composto il 9 maggio
    7. Der kranke Mond (La luna malata), per flauto, composto il 18 aprile.
  • Seconda parte (Pierrot è immerso in un terribile mondo da incubo, in cui si abbandona ai saccheggi e alle bestemmie)
    8. Nacht (Notte) – Passacaglia, per pianoforte, clarinetto basso e violoncello, composto il 21 maggio
    9. Gebet an Pierrot (Preghiera a Pierrot) per pianoforte e clarinetto, composto il 12 marzo
    10. Raub (Rapina), per pianoforte, flauto, clarinetto, violino e violoncello, composto il 9 maggio
    11. Rote Messe (Messa rossa), per pianoforte, ottavino, clarinetto basso, viola e violoncello, composto il 24 aprile
    12. Galgenlied (Canto della forca), per ottavino, viola e violoncello, composto il 12 maggio
    13. Enthauptung (Decapitazione), per pianoforte, flauto, clarinetto, clarinetto basso, viola e violoncello, composto il 23 maggio
    14. Die Kreuze (Le croci), per pianoforte, flauto, clarinetto, violino e violoncello, composto il 9 luglio.
  • Terza parte (Pierrot ritorna a casa sua, a Bergamo, ossessionato da un passato favoloso e pieno della nostalgia dei tempi passati)
    15. Heimweh (Nostalgia), per pianoforte, ottavino, clarinetto, violino e violoncello, composto il 22 maggio
    16. Gemeinheit (Canagliata), per pianoforte, ottavino, clarinetto, violino e violoncello, composto il 6 giugno
    17. Parodie (Parodia), per pianoforte, ottavino, clarinetto e viola, composto il 4 maggio
    18. Der Mondfleck (La macchia lunare), per pianoforte, ottavino, clarinetto, violino e violoncello, composto il 28 maggio
    19. Serenade (Serenata), per pianoforte, flauto, clarinetto, violino e violoncello, composto il 25 aprile
    20. Heimfahrt (Rimpatrio) – Barcarola, per pianoforte, flauto, clarinetto, violino e violoncello, composto il 9 maggio
    21. O alter Duft (Oh vecchio aroma), per pianoforte, flauto (anche ottavino), clarinetto (anche clarinetto basso), violino, viola e violoncello, composto il 30 maggio.

Arnold Schoenberg: Pierrot lunaire op. 21 – Partitura

Arnold Schoenberg: Pierrot lunaire op. 21 – Testo

Arnold Schoenberg: Pierrot lunaire op. 21 – Guida all’ascolto

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