Antonín Dvořák – Stabat Mater: Tui nati vulnerati – Guida all’ascolto

Ciao,

eccoci arrivati al quinto brano dello Stabat Mater di Antonín Dvořák: Tui Nati vulnerati.

In questo brano troviamo di nuovo il coro protagonista che canta il seguente testo:

Tui Nati vulnerati, (Di tuo Figlio ferito)
tam dignati pro me pati, (che si è degnato di patire per me)
poenas mecum dívide. (le pene condividi con me.)

(La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298)).

Siamo a 0:47:45 del video che ho scelto per farti ascoltare lo Stabat Mater.

Anche questo brano, devo ammetterlo, mi ha messo un po’ in crisi (nel senso buono del termine, ovviamente 😉 ) le prime volte che lo ascoltavo.

Ti dico subito perché.

Leggendo il testo, si parla dei patimenti di Cristo e si chiede alla Madonna di condividere con me le pene, quindi il clima resta quello triste, dolente e mesto che permea tutto lo Stabat Mater sentito finora.

Andando ad ascoltare questo brano, però, si ode … tutt’altro!

Infatti il ritmo di base di questo quinto pezzo è una pastorale boema in 6/8 che dà un senso di grande serenità e pace: prima inizia l’orchestra, poi entrano le voci a canone (bassi, contralti, tenori e soprani per ultimi) e il tutto si svolge in questo ritmo quasi da ninna-nanna.

Quindi c’è un netto contrasto tra la musica e il testo.

Poi, però, anche qui sono riuscita a cogliere la genialità di Dvořák (almeno per quello che posso intuire io 😉 ): nel testo viene usata la parola “Nati” e non la parola Figlio, ad esempio, e quindi … come sottolineare questo nato se non con una ninna-nanna?

E tutto scorre in modo molto sereno finché non viene pronunciata, per la prima volta, la parola “poenas”: siamo a 0:48:56 e questa parola viene cantata dalle voci in modo omoritmico su un leggero crescendo.

Si procede con questo ritmo di pastorale quando la parola “poenas” viene pronunciata di nuovo per tre volte da tutte e quattro le voci: forte su una nota accentata in modo omoritmico le prime due volte, pianissimo ma su note più lunghe con un piccolo contrappunto dei tenori la terza volta (a 0:49:55).

Anche l’armonia in questo punto si increspa con l’uso di accordi particolari quali la settima diminuita, che Dvořák usa molto durante tutto lo Stabat Mater per sottolineare particolari parole o sillabe.

A 0:50:57 c’è un cambio improvviso: si chiude la pastorale, c’è una pausa di silenzio e attaccano, Un poco più mosso, i soprani in forte su note accentate, a cui poi seguono i tenori, i bassi ed infine i contralti.

Vediamo un attimo queste linee melodiche: intanto potrai notare subito come il clima ora è assolutamente drammatico, ben lontano dalla ninna-nanna iniziale, anche se il testo è sempre lo stesso.

Le prime tre voci hanno un salto iniziale e poi una scala discendente con valori ritmici piuttosto lunghi, mentre il contralto ha valori molto più brevi con una linea melodica piena di salti e molto articolata.

Inoltre la parola “poenas” ora è sempre messa bene in evidenza con note accentate o acute.

Questa situazione si sviluppa, tra crescendi e diminuendi, accenti e armonie particolari, fino a 0:52:00 quando, con il ritorno del Tempo I, ritorna il tempo di pastorale e con essa la serenità iniziale: da questo punto si ha una ripresa parziale della prima parte di questo brano.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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