Antonín Dvořák – Stabat Mater: Stabat Mater dolorosa (2° parte) – Guida all’ascolto

Ciao,

ecco la guida all’ascolto di questa seconda parte del primo brano dello Stabat Mater di Antonín Dvořák: Stabat Mater dolorosa.

In quella che nell’articolo precedente ho chiamato terza parte, dove entrano i solisti (che comincia al minuto 0:09:15 e arriva fino a 0:15:02 del video che ho preso in esame) verranno usate le altre 3 terzine del testo, e precisamente:

Tenore solo
Cuius animam gementem, (La sua anima gemente)
contristatam et dolentem (contristata e dolente)
pertransívit gladius. (era trafitta da una spada.)

Soprano e coro
O quam tristis et afflicta (O, quanto triste e afflitta)
fuit illa benedicta (era quella benedetta)
Mater Unigeniti! (Madre dell’Unigenito.)

Basso (e poi tutti gli altri)
Quae moerebat et dolebat, (Ella era afflitta e addolorata)
pia mater, et tremebat dum videbat (pia madre, e tremava, vedendo)
nati poenas incliti. (le pene del suo Figlio ripiegato!)

La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298).

Il Tenore entra riprendendo quello che abbiamo sentito finora: la scala discendente sulle parole “Stabat Mater dolorosa, juxta crucem lacrimosa, dum pendebat Filius”, come una sorta di collegamento tra quello che c’è stato fino a questo momento e quello che verrà dopo.

E quello che verrà dopo è una cosa completamente nuova: Dvořák introduce un nuovo tema per musicare le parole successive: “Cuius animam gementem, contristatam et dolentem, pertransívit gladius”.

Questa sezione, che va fino a 0:10:53, è una profonda meditazione sullo stato della Madonna, quest’anima gemente, contristata e dolente, trafitta da una spada.

Solo in questo punto dell’intero primo brano dello Stabat Mater c’è un’unica voce solista che canta (in seguito ci sarà sempre anche il coro o comunque saranno più voci a cantare).

Per me è una parte anche molto teatrale (passami il termine): cresciuta a Macerata dove ogni estate c’è la stagione lirica, questa parte mi ricorda molto quel periodo della mia vita, nel senso che, ascoltando questo Tenore io vedo quest’uomo ai piedi della croce, che è lì davanti ai suoi occhi, che guarda la Madonna ed esprime questo suo senso di pietà nei suoi confronti.

E, di colpo, io sono lì con lui, a contemplare questo fatto, questo avvenimento che si sta svolgendo davanti ai miei occhi.

È una sensazione veramente particolare, dove non c’è niente da descrivere, ma solo da ascoltare … lasciandosi prendere.

Scusa questa parentesi personale 😉 ma questo minuto e mezzo mi commuove sempre molto, ogni volta che lo ascolto.

A 0:10:53, entra il Soprano solista con la nuova strofa: “O quam tristis et afflicta, fuit illa benedicta, Mater Unigeniti”.

Qui troviamo un altro nuovo tema (molto sommesso) e questa volta il Soprano è accompagnato dal coro: è interessante vedere come qui Dvořák propone questi tre versi.

Divide questa sezione in tre parti, assolutamente identiche tra di loro, in cui il Soprano solista viene inframmezzato al coro che risponde.

Ma andiamo a sentirlo per capire bene questa struttura.

Il primo verso di questa terzina (fino a 0:11:19) viene proposto dal Soprano e poi ripetuto dal coro con una conclusione dell’orchestra, che, mentre canta il Soprano, ha un accompagnamento ridotto al minimo: solo 3 accordi, come un sostegno e nulla più, per dare maggior risalto alle parole e, soprattutto, alla “tristezza e afflizione”.

Il tutto viene ripetuto tale e quale sulle parole successive “fuit illa benedicta” (fino a 0:11:46) e di nuovo per la terza parte della terzina, sulle parole “Mater Unigeniti” (fino a 0:12:00, quando entra il Basso solista).

Ogni volta, però, il tutto viene ripetuto partendo da una nota più acuta e la terza volta c’è solo il Soprano, senza coro successivo (questo, in musica, succede spessissimo: una stessa cosa viene ripetuta tale e quale per 3 volte, ma la terza volta ha una variante alla fine per … far continuare il discorso).

Quindi a questo punto entra il Basso solista con l’ultima terzina del testo: “Quae moerebat et dolebat, pia mater (in seguito verranno usate le parole “et tremebat” in sostituizione di “pia mater”) dum videbat, nati poenas incliti”.

Da 0:12:23 fino alla fine di questa terza parte (a 0:15:02) troviamo che i quattro solisti cantano insieme al coro (quindi spesso abbiamo ben 8 parti differenti che si intrecciano tra di loro) e i testi usati sono quelli delle ultime due terzine (“O quam tristis et afflicta, fuit illa benedicta, Mater Unigeniti” e “Quae moerebat et dolebat, pia mater, et tremebat dum videbat, nati poenas incliti”).

A 0:15:02 inizia la quarta parte che non è altro che una ripresa variata (e molto accorciata) di quanto ascoltato finora: c’è di nuovo la fissità iniziale, il coro che entra ma direttamente dall’entrata che avevamo sentito in 0:06:16 con una variante nel testo dove, subito prima dell’entrata del Tenore solista, viene cantata l’ultima terzina (“Quae moerebat et dolebat …”).

Il Tenore canta solo le parole “Stabat Mater …” e poi entrano gli altri solisti e il coro ma questa volta cantano spesso tutti insieme lo stesso testo, spesso in modo omoritmico, sulle stesse note, inframmezzando le parole con le pause.

Quindi diciamo che lo spirito di questa quarta parte è riconducibile più alla parte iniziale del coro per terminare questo primo pezzo con l’orchestra in pianissimo con accordi di SI maggiore tenuti lunghi, sui pizzicati degli archi.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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