Antonín Dvořák – Stabat Mater: Stabat Mater dolorosa (1° parte) – Guida all’ascolto

Ciao,

benvenuto/a su questa guida all’ascolto del primo brano dello Stabat Mater di Antonín Dvořák: Stabat Mater dolorosa.

Questo brano è il brano più lungo e forse il più articolato di tutta l’opera, in cui compaiono sia il coro che i solisti al completo (per questo motivo ho preferito dividere questa guida l’ascolto in 2 parti, per darti modo di seguire tutto quello che succede nei singoli momenti).

Possiamo dividerlo in quattro parti:

  1. l’introduzione orchestrale (fino a 0:03:50 del video che ho preso in esame per fare questa guida all’ascolto)
  2. la parte del coro (che riprende l’introduzione orchestrale ampliandola, fino a 0:09:15)
  3. la parte dei solisti (con nuovi temi, fino a 0:15:02)
  4. la parte conclusiva dove coro e solisti cantano insieme sulla ripetizione, variata, delle due parti precedenti.

Questo Stabat Mater si apre in un clima di profonda tristezza attraverso il tema principale che percorre tutto il brano: una scala discendente a cui, a volte, si alterna una scala ascendente.

Il testo usato comprende le prime 4 quartine dello Stabat Mater, così suddivise:

Coro
Stabat Mater dolorosa (Stava la Madre addolorata)
juxta crucem lacrimosa (ai piedi della croce in lacrime)
dum pendebat Filius. (mentre il Figlio era inchiodato.)

Tenore solo
Cuius animam gementem, (La sua anima gemente)
contristatam et dolentem (contristata e dolente)
pertransívit gladius. (era trafitta da una spada.)

Soprano e coro
O quam tristis et afflicta (O, quanto triste e afflitta)
fuit illa benedicta (era quella benedetta)
Mater Unigeniti! (Madre dell’Unigenito.)

Basso (e poi tutti gli altri)
Quae moerebat et dolebat, (Ella era afflitta e addolorata)
pia mater, et tremebat dum videbat (pia madre, e tremava, vedendo)
nati poenas incliti. (le pene del suo Figlio ripiegato!)

La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298).

Ma andiamo ora ad ascoltare questo pezzo.

Come ti dicevo, la prima parte è una lunga introduzione orchestrale il cui inizio è molto particolare (da 0:00:00 fino a 0:01:00): in questo primo minuto in realtà non succede … niente!

In pianissimo entrano alcuni strumenti (pochi) suonando la stessa nota (FA diesis) ad ottave diverse per 4 volte e poi con il FA diesis acuto che resta fisso, una lunga nota tenuta lassù in alto, comincia la scala discendente che sarà il tema principale di tutto questo primo brano, come ti dicevo qui sopra.

Ma anche questa scala discendente, ripetuta anch’essa 4 volte, non mi dà nessuna indicazione della tonalità, ad esempio: solamente viene ripresa 4 volte  in successione e basta.

Finalmente a 0:01:00 compare il primo accordo di SI minore … ma dopo un minuto di immobilità totale!

E questa immobilità totale, secondo me, è una grande genialata (passami il termine) di Dvořák: come descrivere in modo migliore il fatto che la Madre … stava?

Era lì, ferma, immobile, sotto la croce di suo Figlio!

Ecco, questa fissità musicale ci porta subito al punto della questione: Stabat Mater.

Ma andiamo avanti.

Dal minuto 0:01:00, insieme al primo accordo di SI minore, compare anche la scala ascendente che si contrappone a quella discendente, che continua imperterrita ad essere riproposta fino al minuto 0:03:50, quando entra il coro.

Questa seconda parte, molto lunga (va fino a 0:09:15, quando entra il Tenore solista), riprende il clima di profonda tristezza dell’inizio del pezzo e ripropone, in vari modi, il senso di fissità iniziale che ti ho fatto notare precedentemente.
Intanto diciamo subito che per 5 minuti e mezzo vengono continuamente ripetute le parole: “Stabat Mater dolorosa, juxta crucem lacrimosa, dum pendebat Filius”.

Queste ripetizioni, poi, sono inframmezzate da pause, quasi a sottolineare, oltre al dolore di questa Madre, anche la sua fatica di stare lì, sotto la croce, a guardare suo Figlio morire senza poter fare nulla.

La prima voce che entra è quella dei tenori in pianissimo: Stabat Mater è cantata sulla stessa nota, così come succederà poco dopo (a 0:04:39) quando entrano anche i soprani, i contralti e i bassi, sempre in pianissimo.

Vorrei farti notare in questo punto l’assenza dell’orchestra, che si limita, come all’inizio, a ripetere la stessa e unica nota (FA diesis) ad ottave diverse, FA diesis che è anche la nota usata da tutte e tre le voci, a cui su “juxta crucem”, si aggiungono anche i tenori: tutto il coro ora comincia (partendo dal pianissimo fino al forte) la scala ascendente ad unisono che arriverà al culmine sulla nota più acuta che cadrà sulla sillaba “Fi-” di “Filius” (a 0:05:05), la parola più importante di tutta la frase.

A questo punto l’orchestra fa un collegamento che ci porta alla nuova entrata dei soprani che ripropongono sempre “Stabat Mater” e sempre con le stesse modalità (stesse note e pause tra le parole).

A 0:06:16 entrano di nuovo tutte e quattro le voci, ma questa volta a forma di canone, e in questo punto Dvořák inserisce tutti gli elementi che ha usato fino a questo momento.

Infatti possiamo sentire:

  • prima entrano i tenori con la stessa nota sulle parole “Stabat Mater” e le pause (come visto subito prima nei soprani)
  • due battute dopo entrano i bassi che ripropongono la stessa identica cosa con le stesse note dei tenori
  • dopo altre due battute entrano i contralti con la scala discendente
  • ancora due battute ed entrano i soprani con la scala ascendente.

Il tutto comincia in pianissimo e cresce lentamente fino al “fortissimo sforzato” sulla sillaba “-mo-” di “lacrimosa” a 0:07:32, per poi placarsi nel successivo “dum pendebat Filius”.

Un episodio simile a questo, riproposto di nuovo da tutte e quattro le voci, ci porta, a 0:09:15, alla terza parte con l’entrata del tenore solista.

Ma questo lo puoi leggere in questo articolo.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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