Antonín Dvořák – Stabat Mater: Quis est homo – Guida all’ascolto

Ciao,

il secondo brano dello Stabat Mater di Dvořák, Qui est homo, cantato dai solisti (nel nostro video comincia a 0:20:58), usa come testo le successive 4 terzine:

Quis est homo, qui non fleret, (Quale uomo non piangerebbe)
Christi Matrem si videret (vedendo la Madre di Cristo)
in tanto supplicio? (in tanta sofferenza?)

Quis non posset contristari, (Chi potrebbe non affliggersi)
piam Matrem contemplari (guardando la Madre pietosa)
dolentem cum Filio? (addolorata e il Figlio?)

Pro peccatis suae gentis (Per i peccati del suo popolo)
vidit Jesum in tormentis (ha visto Gesù ai tormenti,)
et flagellis subditum. (e alle pene sottoposto.)

Vidit suum dulcem natum (Ha visto il suo dolce Figlio)
morientem desolatum, (che moriva abbandonato)
dum emisit spiritum. (fino a quando è spirato.)

La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298).

Anche in questo brano predomina la tristezza che già avevamo sentito nello Stabat Mater dolorosa: l’immagine del pianto, del dolore della madre di Cristo davanti al supplizio del Figlio è assolutamente palpabile sia nelle melodie che nelle armonie.

I quattro solisti entrano uno alla volta, riproponendo la stessa linea melodica, ma ad ogni entrata la trama vocale e orchestrale si infittisce sempre di più.

Interessante, anche qui, il modo in cui Dvořák riesce a rendere questo testo.

La prima voce che entra è quella del Contralto con la prima strofa: “Quis est homo, qui non fleret, Christi Matrem si videret, in tanto supplicio?”.

Chi è quell’uomo che non piangerebbe, chi?

Andiamo a sentire come Dvořák rende questa domanda.

Dopo una breve introduzione strumentale, a 0:20:58, il Contralto inizia spezzando il testo, facendo delle pause, come se cercasse una risposta alla sua domanda.

Quis est homo” e “qui non fleret” hanno lo stesso frammento melodico-ritmico che viene intervallato dallo stesso frammento ma affidata all’oboe; quindi c’è una specie di dialogo tra il Contralto e l’oboe che ripropone le stesse identiche note.

A 0:21:57 si ricomincia da capo ed ora entra il Tenore con “Quis non posset contristari, Christi Matrem contemplari, dolentem cum Filio?”.

Anche qui tutto si ripete come con il Contralto, solo che ora lo stesso Contralto si aggiungerà per inframmezzare il Tenore (insieme al flauto e all’oboe) e poi si aggiungerà ad esso nella seconda parte, continuando a cantare il suo testo, la sua strofa, cioè quella che aveva cantato pochi secondi prima.

La melodia del Contralto, in questo caso, sarà diversa da quella del Tenore (ti ho detto sopra che la trama vocale e strumentale si infittisce man mano che le voci entrano), quindi abbiamo questo nuovo elemento tematico.

A 0:22:46 di nuovo si ricomincia da capo, ma ora già abbiamo più strumenti nell’orchestra e anche i vari frammenti melodico-ritmici sono più ricchi rispetto all’inizio di meno di 2 minuti prima.

Ora è la volta del Basso che riprende le parole “Quis est homo, qui non fleret, Christi Matrem si videret, in tanto supplicio?” e Contralto e Tenore si aggiungono con la stessa modalità precedente.

Puoi sentire qui come il Contralto ora ha una linea melodica molto più articolata di quella sentita finora.

A 0:23:31 entra il Soprano (“Quis non posset contristari, Christi Matrem con-templari, dolentem cum Filio?”) ma in questo caso non c’è stata l’introduzione strumentale sentita invece nelle tre volte precedenti ed ora vediamo che non c’è più nemmeno la pausa tra “Quis non posset” e “contristari” che avevamo ascoltato, invece, nel Tenore.

Quindi c’è come un’accelerazione del discorso musicale fino ad arrivare alla ripetizione, in tutte e quattro le voci, delle parole “Christi Matrem” e “Matrem Christi” (a 0:23:49), tutte sullo stesso frammento melodico-ritmico che è quello usato fin dall’inizio (quello di “Quis est homo”, tanto per capirci).

Dopo questa pausa il discorso riprende con le varie linee melodiche piuttosto elaborate quando, a 0:24:34, irrompe il Soprano (forte) con “Pro peccatis suae gentis, vidit Jesum in tormentis, et flagellis subditum” a cui segue il Basso, dopo due battute, che riprende a canone.

A 0:25:04 c’è un cambiamento di clima: le due voci femminili prima e quelle maschili poi, riprendono le parole “Pro peccatis suae gentis, vidit Jesum in tormentis, et flagellis subditum”, ma la melodia ora è come più meditativa, oserei dire: per i peccati del suo popolo, Maria vede suo Figlio sottoposto ai tormenti e alle pene.

E qui, di nuovo, c’è la frase che viene spezzata come all’inizio di questo secondo brano, ma ora sono le due voci che duettano tra di loro.

Il frammento melodico-ritmico viene ripresentato tale e quale dalle due voci per tre volte consecutive: ogni ripetizione parte da una più grave e la terza volta il finale è diverso: ora le due voci cantano insieme omoritmicamente le stesse parole.

A 0:27:25 si ha la riproposizione iniziale, anche qui accorciata, e dopo un momento più polifonico prevale un’omoritmia di tutte le voci fino a 0:29:59 quando, su un’unica nota ad unisono con i timpani che ci richiamano una marcia funebre, le quattro voci in pianissimo ci propongono l’ultima terzina del testo: “Vidit suum dulcem natum, morientem desolatum, dum emisit spiritum”.

L’orchestra conclude ripetendo continuamente il frammento melodico-ritmico iniziale (quello usato per cantare le parole “Quis est homo”), in pianissimo.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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