Antonín Dvořák – Stabat Mater: Inflammatus et accensus – Guida all’ascolto

Ciao,

eccoci arrivati al nono brano dello Stabat Mater di Antonín Dvořák: Inflammatus et accensus è l’unico brano di tutto lo Stabat Mater ad essere eseguito da una sola voce, è l’unico brano solistico di tutta l’opera affidato al Contralto solista.

Questo è il testo:

Inflammatus et accensus, (Dalle fiamme e dal fuoco)
per te, Virgo, sim defensus (attraverso di te, Vergine,)
in die iudicii. (io sia difeso nel giorno del giudizio.)
Fac me cruce custodiri (Fa’ che io sia custodito dalla Croce,)
morte Christi praemuniri, (difeso dalla morte di Cristo,)
confoveri gratia. (confortato dalla grazia.)

(La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298)).

Siamo in presenza, qui, di un’aria in stile barocco (a livello formale), la cui introduzione orchestrale, vigorosa e marcata, ci porta subito al punto della questione: “per te, Virgo, sim defensus”, “che io sia difeso grazie a te, per mezzo tuo, o Maria”.

Quindi è una richiesta e un’invocazione che il Contralto solo (quindi io, tu, ognuno di noi) fa a Maria per la propria difesa.

Siamo a 1:15:58 del video che ho preso in esame.

All’inizio c’è subito il contrasto tra l’orchestra, forte e marcata, e l’ingresso, intensamente espressivo, del contralto in piano che entra con una linea melodica piuttosto articolata, soprattutto sulla parola “die”.

Il secondo ingresso del Contralto (a 1:17:31), preceduto da un cambiamento di clima anche dall’orchestra, pur usando le stesse parole, tuttavia ha un tono molto più confidenziale, se vogliamo, molto più intimo: il vigore dell’inizio lascia qui il posto ad un’accorata preghiera dell’io a sua Madre e anche l’orchestra è ridotta ad un semplice accompagnamento di sostegno, quasi a spettatore di questa preghiera.

Preghiera che si intensifica e prende toni più drammatici quando vengono can-tate le parole “Fac me cruce custodiri, morte Christi”, a 1:18:45: qui Dvořák introduce anche delle arditezze vocali piuttosto spinte.

Infatti per ben tre volte fa cantare, forte, al Contralto un salto di 7° diminuita discendente, salto difficilissimo da intonare, e che rende perfettamente lo spirito del testo.

Ma subito dopo, sulle parole “praemuniri, confoveri gratia” ritorna il tono affettuoso e anche l’orchestra riprende il suo accompagnamento di sostegno in piano e diminuendo fino al pianissimo con tre “p”.

A 1:19:37 l’aria riprende dall’inizio ma ora il testo cantato è quello della seconda terzina, con un accento particolare sulle parole “confoveri gratia” (a 1:20:51), dove questa grazia la si può quasi già toccare, talmente è dolce questo passaggio.

Ma subito dopo riprende il vigore con, di nuovo, le parole “Fac me cruce custodiri” (a 1:21:40); tuttavia il “confoveri gratia” prende ancora il sopravvento con un lungo vocalizzo discendente sulla parola “gratia” che ci porta (dal forte al piano) alla conclusione del brano.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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