Antonín Dvořák – Stabat Mater: Fac, ut portem Christi mortem – Guida all’ascolto

Ciao,

in questo articolo vado ad analizzare l’ottavo brano dello Stabat Mater di Antonín Dvořák, Fac, ut portem Christi mortem, brano affidato alle due voci soliste di Soprano e Tenore.

Già il testo ci fa intuire il clima di questo pezzo che è fortemente drammatico e pieno di dolore:

Fac, ut portem Christi mortem, (Fa’ che io porti la morte di Cristo)
passionis fac me sortem (fammi partecipe della sua passione,)
et plagas recolere. (fa’ che ricordi sempre le sue piaghe.)

Fac me plagis vulnerari, (Che io sia trafitto dalle sue ferite,)
cruce hac inebriari (che mi inebri di questa croce)
ob amorem Filii. (per amore di tuo Figlio.)

(La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298)).

Fin dall’introduzione orchestrale, infatti, sentiamo tutta la tensione che si sprigiona dalle note dell’orchestra: siamo a 1:09:39 del video che ho scelto per questa guida all’ascolto, e il tema portante di tutto il brano viene presentato fin da subito dal clarinetto prima, dal flauto poi e via via da altri strumenti fino a che non viene proposto dal Soprano solista a 1:10:44 che, sulla parola “plagas”, lo usa come frammento melodico-ritmico ripetuto per tre volte (partendo, ogni volta, da una nota più grave).

A 1:11:41 entra il Tenore che ripropone lo stesso tema del Soprano, il quale si aggiunge subito dopo e i due solisti continuano alternando le loro entrate a mo’ di canone, usando sempre lo stesso incipit melodico-ritmico.

Se riesci, fai attenzione al nuovo accompagnamento orchestrale che Dvořák introduce con l’entrata del Tenore: è in pianissimo quindi bisogno proprio … farci caso, ma qui viene introdotta una figurazione di quartina di semicrome legate a due a due.

Questa quartina viene fuori da una figurazione che in realtà c’è fin dall’inizio: si tratta di due semicrome e croma (o semiminima) successiva che si può sentire fin dall’inizio, nella regione grave dell’orchestra.

Perché ti dico questo?

Perché questo ritmo di semicrome lo ritroviamo a 1:12:31 che fa da accompagnamento inizialmente ai violini (dolente è scritto sulla partitura): in questo caso le quattro semicrome sono presentate tutte staccate e, pur non essendoci nessuna nuova indicazione di tempo, si ha la sensazione che le varie entrate fra gli strumenti e le due voci si facciano sempre più pressanti, quasi accelerando, su questo ritmo incalzante che, pur restando sempre pianissimo, tuttavia a mano a mano guadagna la regione acuta fino a passare (a 1:13:19) di nuovo agli strumenti acuti e di nuovo le quattro semicrome vengono legate a due a due.

Anche qui il Soprano ha una ricchissima melodia sulla parola “plagas”, ricca ora di grandi salti (alcuni dei quali anche difficili da intonare) e molto articolata, proprio per descrivere questa parola.

A 1:13:55, con l’introduzione orchestrale, riprende l’inizio orchestrale e poi le voci entrano a breve distanza cantando la seconda strofa.

A livello musicale non c’è nessuna differenza tra le due strofe: l’incipit melodico-ritmico è sempre lo stesso, ma qui prevale più la melodicità della linea melodica e anche l’accompagnamento è molto sobrio: sembra quasi che le “plagas” di Cristo della terzina precedente lascino il posto all’“amorem” per Cristo che invece troviamo nel testo di questa terzina.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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