Antonín Dvořák – Stabat Mater: Fac me vere tecum flere – Guida all’ascolto

Ciao,

continuiamo la nostra guida all’ascolto dello Stabat Mater di Antonín Dvořák con l’analisi del sesto brano: Fac me vere tecum flere.

L’organico usato qui da Dvořák è composto dal Tenore solista e dalle sole voci maschili del coro.

Il testo musicato è il seguente:

Fac me vere tecum flere, (Permetti che io possa piangere con te)
Crucifixo condolere (che condivida il dolore per il crocifisso)
donec ego vixero. (finché sarò in vita.)
Juxta crucem tecum stare, (Stare con te ai piedi della croce)
te libenter sociare (con te volentieri associarmi)
in planctu desidero. (nel pianto desidero.)

(La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298)).

Siamo a 0:54:13 del video che ho scelto per questa guida all’ascolto e fin da subito, nell’introduzione orchestrale, un qualcosa ci richiama al mondo classico di bachiana memoria.

Il Tenore, solo, chiede alla Madonna di permettergli di piangere con Lei con una melodia molto lineare, semplice, su un accompagnamento orchestrale che quasi … non c’è: è ridotto a qualche accordo che serve più da sostegno che da accompagnamento vero e proprio.

Lo stesso succede per la seconda parte della terzina.

A questo punto (a 0:55:50) il coro entra in pianissimo e ripete, tale e quale, in modo assolutamente omoritmico (come in un corale bachiano, appunto), quello che aveva cantato poco prima il tenore.

Anche questa cosa, che si ripeterà lungo tutto questo brano, è piuttosto significativa: la preghiera di uno, quando è vera, diventa preghiera di tutti.

L’unica differenza tra le due proposizioni è che in questo caso i violini II hanno una linea melodica che accompagna tutto il canto del coro.

A 0:56:22 di nuovo una riproposizione del testo, variata a livello melodico, prima del solo Tenore e poi, tale e quale, del coro intero.

A 0:57:26 viene ripresentata la prima melodia (sempre con la stessa modalità di Tenore solo prima e coro poi) ma ora, rispetto a quanto successo qualche minuto prima, l’accompagnamento è molto più ricco anche se sempre di … sottofondo alle voci che cantano.

Con il Poco più mosso improvviso (siamo a 0:58:30) il tono cambia: “Juxta crucem tecum stare, te libenter sociare in planctu desidero” dicono alternandosi il solista e il coro finché l’ultima parte della terzina (“in planctu desidero”) prende il sopravvento e viene ripetute questa volta insieme dal solista e dal coro con una linea melodica che contrasta con quella iniziale (così lineare) e anche l’armonia diventa piuttosto instabile, quasi a sottolineare la vertigine (oserei dire) che può prendere chiedendo di “stare con te ai piedi della croce, con te volentieri associarmi, nel pianto desidero”.

Ma a 0:59:05, dopo un diminuendo, si ritorna in piano al clima iniziale con la triplice ripresentazione della prima terzina usata per questo pezzo.

Alcune cose però cambiano, rispetto alla prima parte:

  • ora il coro si contrappone al solista cantando forte e accentando ogni singola nota, in un tono quasi marziale
  • la terza riproposta (a 1:00:38) viene fatta dal solista e dal coro insieme.

Il pezzo si conclude sulle parole “in planctu desidero” e con l’orchestra che riprende, dal fortissimo al pianissimo, il frammento melodico-ritmico usato poco prima dalle voci per cantare queste parole.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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