Antonín Dvořák – Stabat Mater: Eja, Mater, fons amoris – Guida all’ascolto

Il terzo brano dello Stabar Mater di Dvořák, Eja, Mater, fons amoris, è affidato al solo coro ed è composto di due parti praticamente uguali.

Il testo musicato riguarda la terzina successiva dello Stabat Mater:

Eja, mater, fons amoris, (Orsù, Madre, fonte di amore,)
me sentire vim doloris (fa’ che io senta la violenza del dolore)
fac, ut tecum lugeam. (che pianga insieme a te.)

(La traduzione italiana dello Stabat Mater latino che ho usato l’ho presa, con il permesso dei diretti interessati, dal libro “Spirto Gentil”, della collezione “BUR-Rizzoli saggi” (nelle pagine 295-298)).

Qui, per la prima volta, nel testo viene introdotto il primo fac che, d’ora in poi, troveremo diverse volte lungo tutto il resto dello Stabat Mater.

E in questa terzina, per la prima volta, si passa dalla contemplazione di quello che succede sulla scena della crocifissione, dall’essere in un certo senso spettatori di quanto avviene ai piedi della croce, all’essere invece protagonisti: con questo fac si comincia a chiedere a Maria!

Ed è proprio il coro che chiede, quindi io, tu, tutti noi siamo lì a chiedere.

E anche questo aspetto viene sottolineato da Dvořák in modo molto particolare.

Andiamo a sentirlo.

Siamo a 0:31:38 del nostro video e ti invito a porre l’attenzione fin dall’inizio dell’introduzione orchestrale: una linea melodica sorretta da accordi cadenzati in pianissimo.

Ecco, questa cadenza di questi accordi appoggiati (diciamo che si potrebbe quasi notare, volendo, un piccolissimo accento su ogni accordo, quasi a … segnare il passo) ci immettono in un clima di marcia, di cammino: “Eja, mater, fons amoris”.

Per la prima volta ci si rivolge direttamente alla Madonna, si parla con Lei, si sta lì di fronte a Lei, disposti a … mettersi in cammino con Lei.

Dopo la breve introduzione dell’orchestra, al basso (che entra per primo) rispondono le altre tre voci omoritmicamente, inframmezzando il basso, come abbiamo già visto altre volte nei brani precedenti: uno dice, tutti ripetono.

Altre ripetizioni fatte in successione dai contralti, dai tenori, dai contralti e soprani e dai tenori e contralti ci portano alla nuova entrata del basso, a 0:33:36, a cui le altre tre voci rispondono con un triplice, improvviso, grido: “fac”, tutti sulla stessa nota tenuta lunga, accentata e nella regione acuta dell’estensione vocale, dal mezzoforte del primo “fac” al fortissimo del terzo tenuto molto più lungo dei primi due.

Subito, tutte e quattro le voce, in piano, cantano sulla stessa nota “ut tecum lugeam”.

A 0:33:59 cambia clima: gli accordi dell’orchestra non ci sono più a segnare il passo (resta solo il basso appoggiato), ora si ha un grande cantabile: i figli implorano la Madre con una preghiera accorata (chi ha figli sicuramente conosce questa situazione 😉 ).

Il testo resta sempre lo stesso, ma viene inserito in questo nuovo contesto dove le voci sono molto più melodiche e cantano in polifonia, ognuna con la propria linea melodico-ritmica.

A 0:35:02 l’orchestra si dirada di nuovo, resta il basso cadenzato e bassi, tenori, contralti e soprani entrano a canone dal piano al forte e preparano un altro triplice grido: ancora “fac”, forte, note lunghe nella regione acuta (questa volta ci sono anche i bassi con le altre tre voci), a cui segue, in diminuendo che arriva fino al pianissimo, “ut tecum lugeam”.

A questo punto si ha la ripresa praticamente totale di quanto sentito fin qui, come una specie di ritornello leggermente variato ma non più di tanto, che ci porta alla conclusione del brano.

Ti auguro un buon ascolto.

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Spartito (riduzione per soli, coro e pianoforte)

Antonín Dvořák – Stabat Mater: Testo

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