Antonín Dvořák: Danze slave, op. 72 (B. 147) – Introduzione

AntoninDvorakLe Danze slave di Antonín Dvořák (1841 – 1904) sono divise in due raccolte, di otto danze ciascuna, aventi più o meno la stessa durata, scritte in origine per pianoforte a quattro mani e solo in seguito orchestrate dallo stesso autore.

Esse furono richieste dall’editore Fritz Simrock di Berlino, al quale Brahms aveva raccomandato Dvořák, e che propose a quest’ultimo di scrivere qualcosa sul genere delle Danze ungheresi di Brahms.

Il successo della prima raccolta, scritta nel 1878, incitò Simrock a ritentare la sua richiesta otto anni più tardi; Dvořák, questa volta, accettò non senza qualche reticenza: “È terribilmente difficile scrivere due volte la stessa cosa!“.

Tra le due raccolte si situano opere importanti come la sesta e la settima sinfonia, il Trio con pianoforte in fa minore op. 65, il Sestetto per archi op. 48 e l’oratorio Santa Ludmilla op. 71.

Nella prima raccolta (op.46), che si situa nel periodo chiamato slavo di Dvořák, l’autore si limita più o meno a danze specificamente ceche (come il furiant, lo skocknà, la sousedskà) di cui si trovano numerosi esempi in altre sue opere.

La seconda raccolta (l’opera 72 di cui mi occupo ora) merita di più il titolo di Danze slave, nella misura in cui il compositore include anche danze proprie di altri paesi slavi (Slovenia, Polonia, Serbia).

Contrariamente a Brahms, che usò vere e proprie melodie popolari ungheresi nelle sue Danze ungheresi, Dvorak non citò temi autentici, ma compose imitazioni così vere da sembrare originali, ispirate particolarmente al folklore moravo (da giovane Dvorak era violinista presso l’orchestra da ballo Komzák di Praga, con la quale ogni sera suonava polke, galop, furiant, kolo, skocknà, mazurke e qualsiasi tipo di danze popolari: in questo modo egli poté carpirne tutti i segreti e assorbirne lo spirito).

Spesso di forma tripartita, le Danze slave devono il loro successo alla loro verve e al loro charme immediatamente comunicativo (quelle dell’op. 72 hanno una densità espressiva spesso superiore a quelle dell’op. 46).

Dvořák usa un linguaggio assolutamente godibile grazie alla ricchezza di temi vivaci e ricchi, con un’orchestrazione descrittiva e piena di colori e timbri che richiamano lo spirito folkloristico e popolareggiante.

Tra le varie danze non c’è nessun legame tonale o tematico.

Singolare, nell’op. 72, che nei numeri dispari Dvořák usa la grande orchestra, mentre nei numeri pari l’orchestra è più semplice, senza tromboni o trombe; inoltre un’innovazione è l’uso della campana nell’ultima danza.

La strumentazione usata da Dvořák nelle Danze Slave op. 72 è la seguente: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, cassa, piatti, triangolo, archi.

Le danze n. 1, 2 e 7 dell’op. 72 furono eseguite per la prima volta il 6 gennaio 1887 a Praga (Národní Divadlo) sotto la direzione dell’autore, mentre la prima esecuzione dell’intera op. 72 avvenne a Chicago (Auditorium Theatre) il 12 Agosto 1893.

Antonín Dvořák: Danze slave, op. 72 (B. 147) – Partitura

Antonín Dvořák: Danze slave op.72 (B. 147) – Guida all’ascolto

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