L’abbellimento musicale dell’appoggiatura

appoggiaturaNella musica tonale occidentale l’appoggiatura è un ornamento musicale melodico, detto anche abbellimento, che viene usato per ritardare la nota principale (che la segue immediatamente), chiamata nota reale.

È scritta con una figura di nota scritta con dimensioni più piccole, la cui durata sarà sottratta alla nota principale (che, pertanto, varrà meno del proprio valore effettivo): per questo motivo un’appoggiatura può avere qualsiasi durata purché questa non sia uguale o superiore a quella della nota principale che momentaneamente sostituisce.

Il termine viene dal nostro appoggiare.

Può essere:

  • superiore quando si trova sopra la nota reale
  • inferiore quando si trova sotto la nota reale.

In entrambi i casi di solito si trova a distanza di tono o semitono.

Può essere anche:

  • semplice quando è formata da una nota
  • doppia quando è costituita da due note, la seconda delle quali sarà a distanza di tono o semitono (superiore o inferiore) dalla nota principale: in questo caso la nota principale avrà un valore pari a quello che resta tra il suo valore originario meno il valore delle due appoggiature.

La stessa parola indica anche una nota, che si trova anche questa ad intervallo di seconda superiore o inferiore dalla nota principale di un accordo, e che risulta essere estranea all’accordo stesso, ornandolo ed arricchendolo.

A questa appoggiatura succederà la nota reale che farà parte, questa volta, dell’accordo che si sta suonando in quel momento.

In entrambi i casi l’appoggiatura si trova nel battere della battuta o comunque sul tempo forte.

Si trovano tracce dell’appoggiatura già tra i teorici del Medio Evo.

Agricola (1532) diceva che l’appoggiatura aveva un vantaggio di legare meglio il canto, in quanto questa nota riempiva un vuoto apparente che si poteva creare nel disegno melodico, arricchendo l’armonia e rendendo il canto più animato e più brillante.

Bacilly (1668) la usa per legare due note discendenti e ornare così le sillabe lunghe, ma preferisce non scriverla e lasciare la libertà a chi la dovrà cantare.

Tosi (1723) dice che si comincia a scrivere l’appoggiatura.

Nei secoli XVII e XVIII l’appoggiatura veniva indicata con segni grafici diversi che precedevano la nota reale: con una notina, con una virgola, con una crocetta, con un trattino o con una legatura obliqui.

A volte l’appoggiatura era sottintesa, senza essere perciò indicata nella musica scritta, soprattutto per quanto riguarda il canto e il recitativo melodrammatico.

Con il passare del tempo si preferì usare la notina, abbandonando tutti gli altri modi di scrittura, finché non si decise di abolirla completamente e scrivere, al suo posto, l’effetto con tutte le note scritte per esteso.

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