Sergei Rachmaninov: L’isola dei morti, op. 29 – Introduzione

SergejRachmaninovTerminato il 18 aprile 1909 a Dresda, il poema sinfonico (lugubre, lirico e romantico) in la minore L’isola dei morti, op. 29 del compositore russo, naturalizzato americano, Sergei Rachmaninov (1873 – 1943) si ispira al celebre quadro dallo stesso titolo del pittore svizzero Arnold Böcklin (1827 – 1901) che il compositore ebbe modo di vedere (in una riproduzione in bianco e nero esposta a Parigi) nel 1907 e di cui Rachmaninov ricrea la lugubre atmosfera, appunto.

In questo inizio del XX secolo, la musica descrittiva è al suo apogeo e il poema sinfonico è la forma musicale che meglio si presta all’evocazione romantica dei racconti e degli stati d’animo che li accompagnano.

Per questo, anche se qui la partitura non possiede nessun testo di programma, tuttavia i commentatori sono unanimi riguardo l’interpretazione dei suoi episodi successivi.

La musica presenta un carattere wagneriano, soprattutto nell’uso del cromatismo.

La celebrità acustica dell’opera è dovuta al suo tema principale che illustra il lieve rumore dell’acqua e il “dondolio” della barca mortuaria: la musica descrive l’avvicinarsi silenzioso e discreto della barca all’isola, il viaggio attraverso la notte, la densa nebbia, l’addio appassionato alla felicità terrestre, la dolce liberazione della morte.

E dopo aver deposto il suo carico, il barcaiolo riattraversa l’acqua e sparisce.
La celebrità musicale del brano è dovuta a due fattori:

  1. da una parte all’uso quasi continuo del tempo di 5/8, che rappresenta il gesto di Caronte che rema: tre tempi per il remo sotto l’acqua e due per il gesto fuori dall’acqua (ad eccezione di una piccola parte in 4/4, in cui viene ripreso il tema del Dies iræ)
  2. dall’altra parte alla raggiunta maturità nel trattamento della grande orchestra, particolarmente densa e dettagliata (come, ad esempio, gli oboi particolarmente lamentosi e i clarinetti cupi che ci immergono, a poco a poco, in una grande emozione ed agitazione): l’orchestrazione che evoca perfettamente l’angoscia, l’acqua, il percorso interminabile, che riempie di domande e di ribellioni, di luce e di tenebre, di sottomissione …

L’organico orchestrale comprende 3 flauti (di cui il terzo ha anche l’ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 6 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, arpa e archi.

Capolavoro incontestabile di tutta la produzione sinfonica di Rachmaninov, L’isola dei morti, con il suo simbolismo pessimista, è particolarmente rappresentativo della personalità angosciata del compositore (che era in esilio) che fece del tema della morte il centro negli ultimi anni di attività, ispirandosi spesso al tema della sequenza liturgica medievale del Dies irae (qui come in altri quattro lavori successivi).

La prima esecuzione avvenne il 1° maggio 1909 nella Sala della Filarmonica a Mosca sotto la direzione dell’autore.

Nel 1930 il compositore rivide la partitura apportando qualche taglio qua e là.

Il poema sinfonico è dedicato a N. Struve , la durata d’esecuzione è di circa 20 minuti ed è diviso in tre parti.

Sergei Rachmaninov: L’isola dei morti, op. 29 – Partitura

Sergei Rachmaninov: L’isola dei morti, op. 29 – Guida all’ascolto

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