Sergei Prokofiev: Concerto n. 2 op. 16 per pianoforte e orchestra in sol minore – Introduzione

SergejProkofievComposto un anno dopo il Primo Concerto (concerto che fu molto criticato), il Concerto n. 2 op. 16 per pianoforte e orchestra in sol minore di Sergueï Prokofiev (1891 – 1953), composto tra la fine del 1912 e i primi mesi del 1913, testimonia dell’incredibile rapidità con cui il compositore (che stava finendo i suoi studi in conservatorio, a San Pietroburgo) aveva progredito: il musicista ora era in pieno possesso dei suoi mezzi e, dei cinque concerti per pianoforte scritti da Prokofiev, questo è il più ampio (anche se il successivo sarà più completo ed equilibrato).

La struttura qui usata è poco comune a questo genere musicale: questo concerto infatti è in quattro movimenti (come il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Brahms), con un secondo movimento piuttosto breve e in cui manca un movimento lento.

Tuttavia Prokofiev si inserisce perfettamente all’interno della tradizione virtuosistica ottocentesca, in cui il pianoforte domina sull’orchestra che solo raramente dialoga con il solista e che, invece, sembra avere la funzione di far risaltare ancora di più il ruolo nettamente protagonista del pianoforte.

Per il momento Prokofiev attraversava la sua fase futurista e si dimostrò contento dello scandalo che l’opera suscitò quando la suonò per la prima volta a Pavlovsk, vicino a San Pietroburgo, il 5 settembre 1913 (l’orchestra era diretta da Piotr Aslanov): una parte del pubblico, infatti, fu disturbata e scandalizzata per il linguaggio musicale aggressivo e spigoloso, dimostrando il proprio dissenso con grida e fischi (l’altra parte, invece, inneggiò alla freschezza e genialità della composizione).

Senza cercare a romanticizzare, non si può evitare lo choc che il compositore stava provando in quel momento di fronte al suicidio di un amico, Maximilian Schmidthof (a cui il concerto è dedicato), studente nello stesso conservatorio e conosciuto nel 1909, qualche mese prima della morte del padre, il quale gli aveva scritto per annunciargli il suo gesto.

Non è mai stato dimostrato il legame tra questo avvenimento e il concerto, ma è certo che il movimento finale, che probabilmente fu scritto dopo, ci trasporta in un clima di tragica drammaticità.

Questa partitura, provocante, che lancia una sfida all’ascoltatore ma anche all’esecutore (al quale il compositore, pianista virtuoso, impone una performance al limite delle possibilità fisiche, in particolare nella cadenza e nello scherzo, dove il solista deve suonare ininterrottamente delle semicrome), non è, tuttavia, affatto superficiale, anche se è un’opera giovanile: la attraversano angosce non nascoste, quelle di un temperamento forte, e la lotta titanica è tanto più spettacolare.

La partitura fu persa durante la rivoluzione del 1917 e il musicista, durante un soggiorno in Germania, nel 1923, ne fece una nuova versione orchestrale a partire da una riduzione per pianoforte solo che aveva conservato, la versione che si conosce oggi.

La prima esecuzione di questa seconda versione ebbe luogo al Palais Garnier di Parigi l’8 maggio 1924 sotto la direzione di Serge Koussevitzky e suonato sempre da Prokofiev, riscuotendo successo.

Essa fu edita da Gutheil di Parigi nel 1925.

L’orchestrazione prevede il pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti in la, 2 fagotti, 4 corni in re, 2 trombe in re, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piccola batteria (tamburello, grancassa, rullante, piatti) e archi.

La durata media è di circa 30 minuti.

Sergei Prokofiev: Concerto n. 2 op. 16 per pianoforte e orchestra in sol minore – Partitura

Sergei Prokofiev: Concerto n. 2 op. 16 per pianoforte e orchestra in sol minore – Guida all’ascolto

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