Edgard Varèse: Hyperprism – Introduzione

EdgarVareseHyperprism, questo breve brano composto da Edgar Varèse (1883 – 1965) nel 1922 – 1923, dedicato a Nena e José Juan Tablada (poeta messicano autore di La Croix du Sud che Varèse mise in musica nel secondo pezzo di Offrandes), rappresenta il primo tentativo di Varèse di spazializzare la musica per realizzare un’opera prismatica nella sua dimensione di deformazione, di decomposizione, di diffrazione: abbiamo qui un equivalente sonoro della decomposizione della luce grazie ad un prisma.

Le sonorità (strumenti a fiato e percussioni si affrontano e si respingono mutualmente) sembrano sottomesse alla decomposizione: i piani sonori sono in movimento, le masse evolvono, variano in intensità, i suoni possono essere insieme od opporsi, respingersi gli uni gli altri.

Per raggiungere questo effetto Varèse

rompe la materia musicale, la fa scoppiare, la disintegra per ridistribuirla abilmente nei registri dell’orchestra, nelle tessiture, nei ritmi, nei colori strumentali” (Odile Vivier).

Qui le interazioni dei gruppi di strumenti, che si attraggono e si respingono, fa pensare a quello che succede nella formazione di un cristallo (Varèse diceva che il suo modo di comporre corrispondeva alla cristallizzazione).

La prima esecuzione, molto movimentata, avvenne il 4 marzo 1923 al Klaw Theatre di New York sotto la direzione del compositore (“un chiasso terribile … lo scontro è continuato in strada. Ma per me è lo stesso. Me ne infischio se alla gente non piace la mia musica”, commenterà lo stesso Varèse).

Insomma: uno scandalo!

Nonostante questo il direttore d’orchestra Leopold Stokowski prese le sue difese e ripropose il brano più volte nel corso dello stesso 1923.

La prima esecuzione europea, ritrasmessa dalla BBC, ebbe luogo a Londra nel luglio 1924 con la Wireless Symphony Orchestra sotto la direzione di Eugene Goossens: anche in questo caso le reazioni non furono molto appassionate!

Oggi, tuttavia, Hyperprism è diventato una specie di classico.

La partitura fu pubblicata da Ricordi nel 1924 e una nuova edizione, presso lo stesso editore, fu fatta nel 1986 da Richard Sacks.

La formazione orchestrale prevede un piccolo ensemble di nove strumenti a fiato (un flauto che si alterna all’ottavino, un clarinetto in mi bemolle, tre corni, due trombe e due tromboni – tenore e basso), un ensemble di sedici percussioni (con un tamburo a corda, strumento popolare tradizionale in cui si pizzica la corda che attraversa una membrana tesa), unicamente ad altezza indeterminata, suonate da sette esecutori e una sirena.

La durata è di circa 4 minuti e mezzo, la più breve composizione strumentale di Varèse.

Ed ecco qui sotto qualche elemento utile da tenere presente per l’ascolto di questo brano.

Il tempo di base è un Moderato poco allegro, ma troviamo molte espressioni agogiche nel corso del pezzo, come molto calmo, a tempo, calmato a tempo, tempo primo, lento, molto lento, a tempo mosso, vivo, moderato, allegro molto, …

Troviamo anche una grande gradualità nella fluttuazione del tempo.

A livello formale non troviamo la ripresa, quindi non vi è un ritorno di elementi musicali già sentiti: lo svolgimento del brano sarà continuativo.

Non c’è un vero e proprio tema nel senso tradizionale del termine, ma elementi strutturanti sottomessi a evoluzioni dovute ai movimenti delle trame sonore, delle masse in movimento.

Abbiamo una configurazione che tiene presente la nozione di tempo (il materiale evolve e si sviluppa continuando però ad essere se stesso) e di spazio.

L’opera è binaria con la battuta di quattro tempi.

Tuttavia troviamo presto, per un tempo limitato, una misura ternaria con l’indicazione della semiminima puntata uguale alla semiminima precedente: quindi la pulsazione non viene modificata, ma la divisione del tempo è trasformata.

Troviamo anche dei concatenamenti di misure dal tempo differente e questa diversità di battute dà origine ad un’accentuazione originale, articolando l’opera in modo del tutto particolare.

Per quanto riguarda la strumentazione, il gruppo delle percussioni associa strumenti originali (come il tamburo a corda e la sirena, elemento sonoro facilmente identificabile) a strumenti più tradizionali dell’orchestra: tutti questi strumenti sono messi in risalto, in un momento o in un altro, e Varèse utilizza anche diversi effetti timbrici, su una poliritmia complessa.

Nei fiati, spesso vi è l’associazione tra gli strumenti della stessa categoria, come ad esempio corni, trombe e tromboni.

La notazione musicale è precisa e si rifà alla scrittura tradizionale e niente è lasciato al caso (l’esecutore non ha spazio per la sua libertà 🙂 ).

I procedimenti di scrittura qui usati evocano tecniche molto antiche, come il contrappunto, la melodia accompagnata, il controcanto, la polifonia, … , il tutto rivisto in un contesto sono contemporaneo, che crea in qualche modo in mondo sonoro particolare al qual oggi siamo più abituati.

Insomma: l’opera di Varèse è originale, in rottura con il mondo sonoro esistente all’inizio del XX secolo, soprattutto per l’uso originale dell’orchestra: egli attribuisce un posto importante agli strumenti a percussione e agli ottoni e i quattro parametri del suono (altezza, durata, intensità e timbro) sono l’oggetto di un lavoro e di uno sviluppo precisi.

Edgard Varèse: Hyperprism – Partitura

Edgard Varèse: Hyperprism – Guida all’ascolto

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